domenica 3 marzo 2013

Prigione (racconto)

Prigione



Ogni anno di quel periodo, Lara e Wanda si ritrovarono insieme in qualche posto al mare, per passare due giorni finalmente lontani da casa, distanti dalle solite cose, lontane dall’opprimente quotidianità.
Erano amiche ormai da molti anni, Lara era affascinata da Wanda, dal suo modo di fare e a dire il vero Lara sarebbe voluta somigliarle un po’. Wanda era molto bella: alta, magra, con i suoi lunghi capelli biondi che incorniciavano un viso quasi perfetto. Lara invece era una ragazza normalissima, un po’ pienotta, mora e non molto, anzi per nulla appariscente. Ma questo a Lara non pesava molto, nel corso degli anni aveva imparato a convivere con il fatto di non essere una bellissima ragazza, e anche quando erano insieme e gli sguardi dei maschietti si posavano inesorabilmente solo su Wanda, lei non provava nessun fastidio, anche se… ogni tanto…avrebbe voluto per se qualcuno di quei momenti, di quelle attenzioni…
La nave per Vulcano era strapiena di gente, tutti molto allegri e accaldati. Tutti andavano in vacanza e anche loro erano abbastanza eccitate per la partenza. Trascinavano alla meglio i loro bagagli alla ricerca della cabina, a dire il vero lei trascinava il suo bagaglio poiché Wanda aveva già trovato un valoroso aiutante; un ragazzo si era offerto di portare la sua valigia. Camminava davanti e lei lo seguiva. Lara si fermava ogni tanto a pensare se la sua amica si rendesse conto di quanto diverso fosse l’atteggiamento degli uomini nei loro riguardi, ma no… non lo faceva… lei Wanda era molto ingenua e faceva tutto con molta naturalezza e non si era forse nemmeno mai chiesta perché lei si trovava sempre qualcuno pronto ad aiutarla, mentre Lara spesso, anzi sempre, faceva da se le sue cose.
La cabina era piuttosto piccola, ma poteva andare bene per il breve viaggio.
L’accompagnatore li aveva lasciati davanti alla porta, salutando calorosamente Wanda fissandogli appuntamento al bar per bere qualcosa, a Lara aveva riservato un saluto molto distratto… ma anche a questo lei era ormai abituata.
Lara se si fermava un attimo a pensare ci stava male, ma il bene che provava per Wanda la portava a scacciare via subito i pensieri, almeno quando stavano insieme, li teneva in stand bey, li avrebbe rivisti e rielaborati quando sarebbe stata di nuovo a casa da sola, magari davanti ad un film di Bergman regista  che adorava molto.
Il letto nella cabina non era certo invitante ma Lara aveva voglia di riposare e si sdraiò all’istante.

-         Che fai!!! Alzati e andiamo al bar, Luca ci aspetta!
-         No grazie… questa volta salto il turno, vai tu. Io resto qui a riposare, tranquilla ci si vede dopo, al limite vi vengo a cercare.

Come il solito Wanda non si fermava ad obbiettare, prendeva sempre per buono quello che l’amica gli diceva.

-         Ok a dopo allora.

Il risveglio fu dolcissimo. Il mare faceva ondeggiare la nave, e il suo sentirsi cullare era una sensazione piacevolissima. Anna amava molto il mare, del resto c’era nata sul mare.
Uno sguardo all’orologio, accidenti erano già le 21 e Wanda non era con lei, non era tornata e allora decise di raggiungerli per cena. Mise su il solito paio di jeans, la sua maglietta e si avviò verso il ponte.
Cercò per più di mezz’ora al bar, al ristorante, ma di Wanda nessuna traccia, tornò pure in cabina per paura che l’amica fosse tornata lì, ma non era così.
Alle 22 decise che ormai avrebbe in ogni modo cenato da sola, quindi si diresse verso il self-service sul ponte, ma la fila era a dir poco paurosa e dopo circa 10 minuti di attesa ne uscì. Lara non sopportava le file e comunque non voleva passare la notte in piedi davanti ad un bancone nell’attesa di poter afferrare un piatto freddo e insipido, quindi tornò al bar, prese due tramezzini una coca e se ne tornò in cabina.
La cena non era certo delle più allegre ma poteva anche andare. Sorrise pensando che dal giorno dopo e per 15 giorni la sua vita sarebbe stata molto diversa. Finalmente le vacanze e il mare di quell’isola.
Si addormentò con il solito libro di Kafka tra le mani che puntualmente gli cadde sul petto rovinando per terra. Erano ormai le tre di notte quando uno scossone più forte del solito la svegliò dal sonno, aprì gli occhi e accese la luce…Wanda non c’era, ma si era ormai abituata a dormire sola quando era in vacanza con lei. Ecco, questa era una cosa che dell’amica non apprezzava, riuscire a vivere storie con tanta facilità, cambiare con molta disinvoltura agghiacciante l’uomo con cui dividere le sue giornate e il suo letto. Lara non giudicava mai l’amica e se avesse avuto così tanti ammiratori, se il suo comportamento e modo di scegliere di dire sì o no… si chiedeva spesso se fosse stata bella come lei e se avesse avuto così tanti ammiratori, se il suo comportamento e modo di pensare sarebbe in ogni caso cambiato a riguardo…
Cercò di riprendere sonno, ma non ci riuscì e alla fine la tristezza iniziò un camino lento e inesorabile dentro la sua mente.
Si alzò dal letto, andò in bagno e prese un bicchiere d’acqua, lì davanti a quello specchio Lara si guardò. Prima controvoglia, poi pian piano  con maggiore interesse. Iniziò a fissare il suo corpo. Toccò con la punta delle dita i contorni del suo seno… a guardarsi lì non si trovava poi così male, forse aveva ragione sua madre: lei aveva un’arte incredibile a nascondere il suo corpo e a renderlo insignificante con la scelta dei vestiti
Cominciò ad accarezzarsi lentamente, si girò di lato e continuò a guardarsi, fece scendere le mani sui fianchi e fece finta d’abbracciarsi. Come avrebbe voluto sentire quel gesto fatto da qualcun altro… ma forse aveva ragione quella vocina che ogni tanto cercava di parlarle e che lei non voleva ascoltare.
Che cosa doveva fare? Doveva dar retta a quella voce? Doveva accettare che lei per prima non voleva essere amata, notata, rendere concreto il fatto che aveva pura di scoprirsi donna, di trovarsi davanti ad un uomo e dover lasciar andare la sua mente… il suo corpo… si…no…ok… forse era proprio questo il problema… Lara aveva paura. Paura di dare ancora il modo a qualcuno di farle del male, solo lei sapeva cosa era successo, anche se ogni volta cercava di rimuovere anche il più piccolo dei ricordi. Lei sapeva e avrebbe saputo per tutta la vita, e niente e nessuno avrebbe mai cancellato quello che aveva subito da parte di un uomo. Sì il suo corpo andava coperto, doveva essere nascosto. Nessuno avrebbe dovuto vedere che forse sotto quei maglioni larghi e quei jeans c’era anche una donna.
Si era rialzata con fatica da quell’esperienza ormai lontana, aveva dovuto tirar fuori l’unghia, la grinta, tutta la disperazione e la voglia di vivere per tirarsene fuori e tutto questo facendo finta di niente, restando all’esterno la Lara dolce… simpatica… tranquilla di sempre, mentre dentro di lei c’era l’inferno.
Ogni tanto si chiedeva se quel ragazzo aveva mai ripensato a lei, al male che le aveva fatto, se avesse mai ricordato quei momenti, quella stanza, quei "ti prego no…" quel pianto, quel corpo che ormai non riusciva più a ribellarsi e aveva spesso pensato a che tipo di piacere avesse provato il suo aggressore. Non aveva risposte da darsi, e forse non né voleva, aveva lasciato in sospeso tutto, aveva cercato di paralizzare in un angolo della sua mente quel che era successo, non voleva odiare, non sarebbe stata capace, non voleva anche se ormai li davanti a quello specchio tutto stava prendendo forma, lei era l’unica persona che odiava se stessa, lei si rifiutava di darsi in qualsiasi modo alla vita, o meglio era una Lara inventata quella che viveva al posto suo, la vera, era nascosta dentro di lei, al sicuro, aveva messo se stessa in un nascondiglio buio protetta, più niente e nessuno la dovevano ferire anche se tutto questo voleva dire non vivere.
Wanda, la sua bellezza, le attenzioni solo per lei, il sentirsi evitata, confusa con la massa, il sentirsi spesso indifferente alle cose la faceva sentire sicura e questo ora le bastava.
Lara si guardò ancora allo specchio e si sorrise come per dirsi “ tranquilla cara, non ti lascerò uscire, non ti lascerò mai più far del male…” e tranquillizzata da tutto questo tornò a letto e il sonno questa volta prese il sopravento.
La voce arrivò come un tuono nella stanza.

-         si avvisano i signori passeggeri che tra un ora saremo al porto, vi preghiamo di lasciare la cabina al più presto grazie!

Si girò svogliatamente nel letto, gettò uno sguardo nell’altro, era vuoto, ma non si aspetta certo di vederci dentro Wanda, era abituata ormai a tutto questo. Si vestì in fretta e rimise in valigia le cose usate, prese tutto e uscì fuori.
Il bar era già colmo di gente, si mise nell’odiata fila ma quasi subito si rese conto che avrebbe aspettato all’infinito e il suo bisogno di mangiare qualcosa era troppo grande quindi decise di dirigersi verso la tavola calda e fare colazione seduta. Prese il caffè, un cornetto e si sedette ad un piccolo tavolo vicino l’oblò. E Wanda? Forse avrebbe dovuto cercarla? Si forse… ma sinceramente in quel momento non gliene importava molto, a dire il vero in certi momenti sentiva il peso di tutto questo, si rendeva conto di quanto era insensibile la sua amica nei suoi confronti; piantala senza mai dirgli nulla, e lei dopo a cercarla… ma non era arrabbiata con lei, Wanda era fatta così e sapeva che gli voleva bene, faceva tutto questo senza cattiveria. Wanda era così!!!
Era intenta a prendere la sua brioche, quando un’ombra le passò accanto e si fermò.

-         posso? Posso sedermi qui?

Lara alzò gli occhi e… quello che vide davanti a se era uno dei ragazzi più belli che avesse mai visto, stava quasi per non rispondere e riabbassare lo sguardo tanto era convinta che il tipo non parlasse davvero con lei, troppo assurda la cosa, aveva notato tavoli vuoti intorno, perché mai quel tipo così doveva sentire il bisogno di sedersi con lei?
Ma il ragazzo continuò.
-         se le do fastidio dica pure mi siedo altrove.

Lara rialzò gli occhi e questa volta lo guardò dritto nei suoi… sconvolgente la cosa… ma la cosa parlava proprio con lei.

-         prego…

Aveva fatto male i conti, aveva parlato mentre stava per sorseggiare il suo caffè… che cadde rovinosamente sul tavolo. Fece un balzò all’indietro per evitare di sporcarsi, ma ahimè non fece che peggiorare la cosa; la sedia si rivoltò all’indietro e lei la segui fino al pavimento.
Il ragazzo sorrise e intanto si era chinato per aiutarla. Lara si sentiva diventare rossa ogni istante di più. Che imbranata che si sentiva, finalmente con il suo aiuto era di nuovo in piedi.

- vieni sediamoci altrove, ormai qui non è più agibile, insomma il caffè vorrei berlo non farci una doccia….- Gli disse tutto questo prendendola per un braccio e aiutandola a spostarsi verso il tavolo accanto.

-         Grazie… è… che insomma… si sono maldestra e stanotte…
-         Non hai dormito bene, ma nessuno penso lo abbia fatto, hai sentito che mare? Meno male che non avevi del caffè in cabina allora…eheheh…

E il ghiaccio si ruppe, così… ridendo insieme.
Lui si chiamava Leo e non era in vacanza. Era un animatore  di villaggi e si sarebbe fermato per un mese circa… studiava anche medicina e gli mancavano pochi esami.
            La conversazione andò avanti, e Lara si accorse di essere alla fine a suo agio. La persona davanti a se era davvero piacevole, sorrideva in maniera solare, comunque lei continuava a chiedere a se stessa perché quel tipo aveva chiesto a lei di farle compagnia per la colazione. Si lasciarono dopo mezz’ora circa, Leo l’aveva salutata dicendole che gli avrebbe fatto piacere rivederla, avrebbe fatto un salto in cabina per prendere carta e penna e lasciarle il numero del suo cell. Aveva cambiato sim da poco e non ricordava il suo numero.

-         Ci vediamo fuori all’uscita allora guarda che ci conto! Ok?

E così dicendo si era dileguato. Lara lo aveva seguito con lo sguardo fino a perderlo, rapita da quella visione.

- Lara!!! Allora sei qui… ma che fine hai fatto??
Wanda aveva preso il posto di Leo… era davanti a lei e la guardava.

-         Ma che hai… sembra che hai visto un fantasma. Stai bene piccola?
-         Si sto bene… io… non sono andata da nessuna parte Wanda…

Ma lo aveva detto con un sorriso sulle labbra senza rancore.

-    hai ragione. Sono mortificata ma quel tipo… Massimo… accidenti è eccezionale, insomma non avevo voglia di lasciarlo e venirti a cercare per dirti tutto… insomma capiscimi avrei rischiato…
-         tranquilla dai siamo quasi arrivati, fatto colazione.. ma non chiama Andrea?
-         Ops… hai ragione, che sbadata che sono.. – e sorridendo – spero di non averlo chiamato Massimo troppo spesso stanotte! –

Si avviarono all’uscita. Scesero i gradini fino al ponte garage e ogni tanto si guardava intorno per vedere se Leo era nei paraggi.. ma no non c’era.
All’uscita Wanda venne ravvicinata da quel tipo Andrea, si offrì di dargli un passaggio fino al villaggio, la sua amica era raggiante… mentre lei cercò di opporsi, voleva aspettare  ancora un po’ ma non aveva voglia di raccontare nulla, perciò alla fine seguì Wanda in macchina.
Ok adesso poteva mettere la parola fine, magari aveva sognato tutto, si, poteva essere… Leo forse era un sogno nulla di più.
In macchina loro, Wanda e Andrea parlavano, ridevano, senza quasi rendersi conto che c’era anche lei con loro.
Lara era seduta dietro, e si scoprì ad osservare il viso dell’amica, accidenti era davvero perfetta e quando rideva gli occhi sembravano illuminarsi sino a diventare due stelle. Come si poteva dire di no o resistere ad una bellezza così? Insomma era naturale essere rapiti da quella donna e non degnare di uno sguardo chi le stava accanto.
Il villaggio era piuttosto carino, proprio sul mare. Andrea non si fermava lì e le salutò poco dopo per riprendere il viaggio, Wanda – figuarti - l’accompagnò fino all’uscita mentre Lara iniziò a disfare le valigie. La giornata proseguì sulla spiaggia di Vulcano, non voleva perdersi nemmeno un’ora di sole, e così anche prima che l’amica tornasse al bungalow lei era già stesa sul suo asciugamano.
Era così piacevole sentire il sole sulla pelle erano come carezze, erano dita vellutate che le scorrevano sul corpo lentamente, senza fretta, lungo la schiena, lungo tutto il suo corpo… che amante meraviglioso era il sole! Non fece nemmeno il bagno, restò così per tutto il pomeriggio, occhi chiusi e attenta a non perdere nulla di quel calore che si adagiava sul suo corpo.
Decise di alzarsi dopo il tramonto. Non voleva perdere quei colori unici, guardò il sole andare via e gli sembrava anche che gli dicesse: “ ciao Lara a domani “. Sorrise e raggiunse Wanda nella stanza, si perché Wanda il primo giorno di vacanza non andava mai sulla spiaggia; lo shopping era l’unica cosa a cui si dedicava appena arrivata. Costume nuovo, passeggiata per tutto il villaggio per vedere lo stile con il quale avrebbe dovuto vestirsi, notare la gente più simpatica e carina, insomma era molto indaffarata in altro.

-         Lara finalmente, stavo per uscire sola, senti ho scoperto un posto qui nel villaggio molto fantastico, si mangia mentre sul palco fanno animazione e tieniti forte… gli animatori sono bellisimi!
-         Sono un po’ stanca stasera..
-         Eh no! Ti ho aspettata ed ora mi farai compagnia, ho prenotato pere due.. non vorrai farmi arrivare da sola?!
-         Ok possiamo andare sono pronta.
-         Lara accidenti a te ma non porti mai nulla di diverso che i jeans e maglietta tu? Ho visto come vestono qui la sera… e ti prego non va affatto bene… guarda che non funziona così. Non va bene il tuo paio di pantaloni, dai cambiati!
-         Wanda intanto spiegami come hai fatto a vedere come vestono di sera che ancora non l’abbiamo vissuta una di sere… qui! E poi non ho altro che jeans e magliette! Ehi ma cos’è si va a teatro o a mangiare?
-         Intanto ho visto le foto scattate le serate precedenti, sono appese nel salotto della hall e… no…così non vai affatto bene, vieni qui…

Wanda non ne voleva sapere quella sera, prese per mano Lara la portò vicino all’armadio e iniziò a tirar fuori uno due tre vestiti…

-         Ecco scegli… prendi uno di questi, tranne quello nero che è nuovo e vorrei indossarlo io per la prima volta!

Lara non aveva più voglia di ragire. Allungò le mani e prese la prima cosa che le venne a tiro. Ma che stupide entrambe… non avevano pensato affatto alle loro differenze fisiche, il vestito era stretto e lungo per Lara e alla fine anche se con il muso Wanda accettò di uscire con l’amica addobbata di jeans e maglietta… ma con una condizione, l’indomani avrebbero fatto shopping insieme, altrimenti la sera cena separate.
La cena fu piuttosto buona, almeno lo era per Lara. Wanda aveva già fatto colpo e due uomini si erano uniti al loro tavolo, e lei rideva e parlava senza mettere un boccone in bocca.
Lo spettacolo ebbe inizio. Il sipario si stava aprendo e un fascio di luci colorate invase la sala, musica, voci, colori, tutto era molto allegro. Ad un tratto il ragazzo sul palco iniziò a parlare

-    Ora ho bisogno di uno di voi, sceglieremo uno tra voi, e salirà sul palco con noi, poi sarà il turno di una ragazza… che dovrà essere bellissima         perché il nosto amico dovrà farle una dichiarazione d’amore, e voi dovrete votasre chi tra i tre partecipanti sarà stato il più bravo. Ok tutto chiaro? Ora scendo, faccio un giro e vi prego di non dire di no come fate sempre ok?

L’animatore fece un giro veloce tra i tavoli, scelse il ragazzo e dopo ritornò per la ragazza.

-         andrò da questa parte… ho visto una stella, e sarà lei a salire nel palco.

Lara era tranquilla, guardava la scena divertita, non vedeva perfettamente a causa delle lenti che nel trambusto dei vestiti aveva dimenticato di mettere… quando la voce di Wanda…

-         Ehi ma sta venendo verso di noi… ma và… che vergogna dovrò salire su quel palco. Ragazzi fate il tifo per me.

Un ragazzo moro alto, si era avvicinato al tavolo… ora era vicinissimo e Lara ebbe un colpo al cuore, era Leo. Da lontano non lo aveva riconosciuto ma ora ad un metro da lei… si era lui…

-         Vuoi seguirmi?

Leo aveva allungato la mano verso il tavolo, Lara non vedeva Wanda alzarsi e allora si girò verso Leo.

-         Dico a te… non hai sentito? Sto cercando una stella!

Era viva? Stava sognando? Respirando? Non ci capì nulla, vedeva solo quel sorriso, quella mano rivolta verso di lei. Si stanno prendendo gioco di me pensò, ma poi notò gli occhi di Leo, sorridevano dolcemente, posò lo sguardo su Wanda, che sembrava furiosa… smise di pensare e allungò la mano e la fece scivolare lungo quella di Leo che la strinse forte e la porto con se.
Lara non seppe cose accadde dopo, non aveva avuto il coraggio di esserci, di vivere la scena, aveva davanti a lei una scena confusa, gente che le camminava davanti, un tizio in ginocchio che le teneva la manoi e recitava qualcosa d’incomprensibile, la gente che applaudiva e rideva… poi il buio, qualcuno aveva chiuso il sipario.

-         Ehi tutto bene! Mi sembri fuori dal mondo, mi stai spaventando!!
-         Leo scusa ma io…
-         Ti senti bene?
-         Si si… cioè no.. anzi.. ho bisogno di prendere un po’ d’aria, scusami esco fuori.

Fece per uscire ma si sentì stringere le spalle.

-                     Ma dove vai da sola? Non vuoi proprio che ti faccia compagnia? Sei scappata dalla nave, non volevi seguirmi prima…e ora vuoi scapapre… guardami, basta che mi dici vai… e non ti scoccio più, ma devi dirmelo altrimenti io resto qui!

Lara era ancora stupita.

-         Ora farò una cosa che ho avuto voglia di fare il primo momento che ti ho vista, se non vuoi fermami ma spero tanto tu non lo faccia.

Leo le prese la testa tra le mani, accarezzò dolcemente il suo viso e iniziò a darle dei piccoli baci sul collo… lentamente risalendo sino alle labbra… e Lara chiuse gli occhi e se Leo non la sorreggeva sarebbe caduta giù tanto le tremavano le gambe.
Si ritrovò a camminare sotto la luna, e qualcuno la stava abbracciando…era persa…rapita, aveva paura di alzare lo sguardo e scoprire di guardare un soffitto di stare sognando…e perciò non lo fece, si cullò di quella dolce sensazione e continuò a camminare…Poi ad un tratto lui si fermò, erano davanti ad un bungalow.

-         ti va di entrare con me? Se non vuoi per me va bene. Mi basta stare così, non voglio che tu stia male.
-         Fammi entrare ti prego…

Non sapeva in che modo avesse trovato il coraggio di rispondere ma lo aveva fatto e la porta si aprì
Ora sono passati anni da quella notte…e sono io che racconto: sono Lara…e lo farò come se stessi rivivendo tutto quello… Mi adagi sulla morbida poltrona…quella all'angolo della stanza ricordi? Accendi la luce, uno o due lampade soltanto, la stanza prende un colore giallo tenue…ti avvicini e la musica…bassa e soffusa prende vita, mi chiedi se voglio bere qualcosa…dico si…dico no…non ho le idee chiare, sorridi e torni dopo un attimo con due bicchieri, vino rosso, bevo lentamente, non sento neppure il sapore, ma ti guardo, e sorridi ancora, accenno anche io un sorriso, mi trema la mano, e tu ti accorgi di tutto, mi prendi il bicchiere

- ricordo ancora il caffè …sei pericolosa tu!
E sorridi ancora…mentre io sono sempre più confusa che mai, sei in ginocchio davanti a me, ti avvicini all'orecchio e mi sussurri…
- sto per baciarti…e non farò solo quello…cacciami via se non vuoi…ma fallo ora…
Le tue labbra si adagiano sulle mie, sei morbido, sei buono, io mi sento di ghiaccio, non riesco a muovermi, non riesco quasi a respirare. Mi tiri su dalla poltrona, continuando a baciarmi, poi la tua mano scivola sotto la mia maglietta, sento il contatto con la mia pelle…mi tremano ancora le gambe…che sciocca che sono…ma tu sei lì...e mi stringi forte. La maglietta inizia a scivolare via da me, ora mi stai guardando…inizi ad accarezzarmi le spalle…le tue mani slacciano il mio reggiseno…"sei bellissima…" mi dici, ma devo crederci? Ti rispondo senza parlare! Vorrei toccarti…vorrei sentire anche io il tuo corpo tra le mie mani, ma non riesco a farlo, non riesco a muovermi, ma tu non hai fretta…sai aspettare, e mi guidi pian piano verso l'uscita del labirinto nel quale mi sono rinchiusa…ora sono sdraiata sul tuo letto…sento il tuo odore, continui ad accarezzarmi…non smettere ti prego…non ora! Non so... come o cosa tu sia riuscito a cambiare in me…quale chiave hai saputo usare…ma ora ad un tratto so chi sono…cosa voglio…e perché sono qui…mi sento bella, mi sento desiderata e ti sto desiderando più d'ogni altra cosa.. Le mie mani iniziarono a muoversi.
Slaccio la tua camicia, all'inizio con calma ma poi mi rendo conto che ho voglia di toccarti e i miei gesti diventano più frenetici. Tu sei li…e resti  fermo, ti piace che io ti desideri,  lasci che mi prenda ciò che voglio, le mie mani che scorrono lungo il tuo corpo, la cerniera dei tuoi jeans…il tuo sesso che prende vita…libero da costrizioni, ti tocco…prima timidamente, …ma non ho paura di te…è strana questa cosa, non ho paura di te, mi lascio pendere da te…e ti prendo …una due tre …non so quante volte…dolore misto a piacere…paura mista ad emozioni mai provate…piacere che mi trafigge…il tuo corpo sul mio, il tuo odore che respiro avidamente…scoprire cosa finalmente sia amare…lasciarsi amare, questa parola nemica fino a quel momento …scoprire quanto dolce, quanto bello può essere lasciarsi amare….lasciarsi prendere in quel modo…
Sfiniti…ci ritroviamo avvinghiati l'uno a l'altro…con nessuna voglia di staccarsi…tu sei ancora dentro di me per l'ennesima volta…"non uscire ti prego"…sono le sole parole che dico…e tu non lo fai…sento la mia schiena schiacciata sul tuo petto…le tue  mani che mi tengono stretta…le nostre  gambe aggrovigliate…e ci addormentiamo dolcemente…
Non so ancora oggi dopo tanti anni…perché hai scelto me, forse tu  sapevi delle mia prigione…e hai voluto liberarmi…ti ricorderò per sempre Leo…come una delle cose più belle che io abbia mai vissuto…se sono donna oggi, lo devo a te, se non indosso più quei jeans e quelle larghe magliette…se ho il coraggio di sentirmi donna, se ho il coraggio di cercare lo sguardo di chi mi cammina accanto…se quando penso a Wanda lo faccio sorridendo…se…se…troppi se…ho solo voglia di dirti "grazie Leo…" .-


Un giorno un tempo in quel di Palermo…2012