Bicchiere vuoto (racconto)
Bicchiere vuoto
So esattamente cosa voglio raccontare; una sola cosa non so più: l’inizio, le fondamenta, l’origine di qualcosa alla quale ho pensato per tanto tempo, ed ora è scomparsa, andata via, lontano dal bagliore di quella della luna che sembra brillare solo per me.
Ho dimenticato l’inizio proprio adesso. Tra i miei passi malfermi che sembrano dirigersi verso casa.
Sono al culmine della sbornia ma sto bene perché realizzo solo adesso che nella mano destra stringo un White Russian. Credo di essermelo portato dietro senza accorge mene.
Sto bene e adesso non m’importa più niente dell’inizio di questa storia.
Cammino e non me ne faccio una ragione perché in verità sto girando lanciando rapide occhiate a cazzo che in conclusione delucidano qualcosa. Santa Rosalia in miniatura situata all’estremità di una lunga colonna, sono a Piazza Vento e pochi metri più in là c’e casa mia. Questo mi rassicura. Sfilo dal taschino dei miei jeans una Camel senza filtro stropicciata e con grande difficoltà la poggio sulle labbra. Mi fermo per accenderla. Anche se la differenza è scarsa dato che la mia testa è in un perenne girotondo di pensieri stronzi.
Mi ci è voluto un minuto esatto per accendere la sigaretta, e giuro, che in quel minuto, ho capito una cosa: la gola, ho la gola secca, e quel tiro lento e brutale che attraversando l’esofago me lo conferma. Quindi poso lo sguardo ancora sul White Russian, e voi avete già capito… sorrido a me stesso, quasi stupefatto, come quello di un bambino che scavando nella sabbia non sa di trovare l’acqua.
Inclinando lentamente il bicchiere verso la bocca capisco qualcos’altro, intuisco che è completamente vuoto. Ma ’è decisamente un buon segno perché quando ci si ritrova ubriachi fradici con un cocktail tra le mani, tendenzialmente si diventa un po’ avidi, di solito ci si illude in un amore platonico con le sacrosante molecole dell’alcool, ed è proprio lì che accade qualcosa di peculiare, si finisce per essere diffidenti verso se stessi e pur sapendo che quel cazzo di bicchiere è vuoto…
Comunque la conseguenza apparentemente tragica di quest’eventualità del bicchiere vuoto e che sto iniziando a riprendermi un po’della mia lucidità. Vedo il blu notte del cielo schiarire, e la mia sbornia dissolversi nell’aria pulita del mattino. Stringo il bicchiere tra la mano sinistra e osservo la desolazione del suo fondo. Penso a questa serata, che non mi ha lasciato nient’altro che la fine. Poggio il bicchiere per terra vicino ai miei piedi e finisco di fumare la mia Camel.
Rientro a casa alle 5:15 del mattino, lo so perché all’interno dell’atrio del mio palazzo c’è un piccolo bar gestito dal portiere, Il Signor Michele. Un uomo che sa come chiedere soldi senza chiederli. Lui vi porta al punto che dovete pagarlo, vi stordisce con puttanate e poi vi corrompe l’animo, e senza che ve ne rendiate conto vi ritrovate dispersi in piccoli barlumi di luce, a chiedervi dove sono finiti i soldi per il pane, per l’abbonamento del bus pass, e tante altre piccole e importanti cose.