Cinque maledetti anni (racconto)
Cinque maledetti anni
Solo in quel momento si ricordò che erano passati ormai cinque anni dall’ultima volta che le parlò.
Dall’ultima volta che aveva osservato il viso liscio e fresco che ha, da così vicino.
Non la ricordava così era una donna, adesso. E qualsiasi cosa l’avesse accompagnata fin lì, l’aveva fatto o, giovani senza lui.
Pensò a quando, giovani adolescenti si giuravano amore eterno tra mille bigliettini colorati, affrescati da dolci poesie e premiati da piccoli baci inconsueti.
Pensò alla prima volta che si baciarono, lassù sul belvedere di Termini Imerese, alle lacrime, ai sorrisi, alle lunghe telefonate, all’ “attacca prima tu!”, al “ notte “, al “ sogni d’oro “. E gli si strinse il cuore. <<non succederà niente in un minuto, no?>> disse lui.
Nel dirlo aveva stentato un attimo che gli venne in mente che lei odiava le determinazioni del tempo.
<< è come ingabbiarsi da soli >> diceva.
<< non lo so, è tardi sai e domani…>> mentre freneticava guardava quell’orologio color argento che aveva al polso.
<< non ci vorrà molto >>, la interruppe lui con a voce seria. << il tempo cambia Luca, le cose purtroppo cambiano, non lo sapevi? >>.
Non aveva poi bisogno di molto tempo per spiegarle una cosa che all’epoca del “ cartellino rosso “ non ebbe il tempo di dirle, che dopotutto…
Dovette aspettare a lungo.
Cinque maledetti anni, prima che il caso, o il fato se preferite, decidesse di proporgli l’occasione per farlo, ora. << non puoi pretendere che il mondo a te rimanga come lo ricordi, esso scorre, corre, cambia >>.
<< sei felice? >>, disse lui.
<< si >>, rispose lei. Sorridendo e accigliando lo sguardo come chi ti rammenta che in fondo no, non è il caso di fare battute.
<< sul serio? >> insistette lui << felice?! >>
<< si >> disse lei, questa volta con lo sguardo serio ma lieve.
<< Perché, tu no? >> -...gioca ancora in difesa, alcune cose non cambiano...dopotutto.
<< Si, prospetticamente >> avrebbe voluto rispondere.... Ché se analizzo ora la mia vita sto bene, sono felice, ma se dovessi allargare la mia valutazione mettendo alcuni “se...” e alcuni “ma...” allora forse...ma forse un cazzo, sarebbe stato sempre uguale.
<> rispose mentre immobile la osservava nelle cure che lei dedicava al suo orologino. -...tic..lascia stare, Luca...tac..
Aveva delle mani bellissime, mani da musicista. Avrebbe voluto dirglielo, ma lo spazio che c’era in quell’abitacolo era già cosi poco che non lo volle ingombrare ulteriormente con dell’inutile, estremo, sentimentalismo. -...violini.
Senza sapere come o perché si ritrovò a ricordare il profumo della sua pelle in estate, la delicatezza dei suoi capelli, il tono della sua voce. -...stupidi violini
Eppure ciò che desiderava dirle,ciò che sentiva, non era qualcosa di vago, dai contorni luminescenti come i ricordi che lo affogavano,era qualcosa di molto definito, con un nome, un senso. Era qualcosa che aveva attraversato i mesi. Gli anni. Cinque stramaledetti anni.
<< Si, prospetticamente >> avrebbe voluto rispondere.... Ché se analizzo ora la mia vita sto bene, sono felice, ma se dovessi allargare la mia valutazione mettendo alcuni “se...” e alcuni “ma...” allora forse...ma forse un cazzo, sarebbe stato sempre uguale.
<> rispose mentre immobile la osservava nelle cure che lei dedicava al suo orologino. -...tic..lascia stare, Luca...tac..
Aveva delle mani bellissime, mani da musicista. Avrebbe voluto dirglielo, ma lo spazio che c’era in quell’abitacolo era già cosi poco che non lo volle ingombrare ulteriormente con dell’inutile, estremo, sentimentalismo. -...violini.
Senza sapere come o perché si ritrovò a ricordare il profumo della sua pelle in estate, la delicatezza dei suoi capelli, il tono della sua voce. -...stupidi violini
Eppure ciò che desiderava dirle,ciò che sentiva, non era qualcosa di vago, dai contorni luminescenti come i ricordi che lo affogavano,era qualcosa di molto definito, con un nome, un senso. Era qualcosa che aveva attraversato i mesi. Gli anni. Cinque stramaledetti anni.
Ormai faceva parte di lui, si era calcificato, fossilizzato. “un fardello di bottiglie rotte”, così lo chiamava, che gli tagliuzzavano lo stomaco, all’inizio. Poi pian piano aveva imparato a conviverci, e ora non faceva più così male da impedirgli di vivere, ma era sempre lì. -...mandala al diavolo Luca
Per cinque stramaledetti anni, capite, cinque strafottutissimi anni.
Si vergognava per gli errori commessi, per la enorme quantità di macerie e cocci che aveva lasciato dietro di sé. Per tutto ciò in lui, che l’aveva costretta a cacciarlo dalla sua vita.
Ciò che all’epoca del “cartellino rosso” non comprendeva, di cui neppure si rendeva conto(- Ché un uomo non rincorre una donna), dopo averla perduta s’era fatto chiarissimo.
Avrebbe voluto dirglielo. Chiederle di perdonarlo un‘ultima volta. Ma lei era così bella sotto la luce vibrante dei lampioni, il suo viso, nella penombra dell’abitacolo aveva un qualcosa di eterno,che non ebbe la forza. -...vaffanculo! -
In cuor suo sapeva che, forse, non l’avrebbe più rivista,e che, dopo cinque fottuti anni, non contava più niente, e che avrebbe voluto ricordarla così, tra luce ed ombra,per l’ultima volta forse,di fronte al suo cancello.
No, non era lui quello che scese dall’auto, era un altro, un tipo che non aveva avuto il coraggio di difendere i suoi sogni. Il vero LUca,le sue emozioni, erano ancora su quell’auto.
<> avrebbe detto << Avrei un milione di cose da dirti, ma non ci riesco, non stasera , non così...>> e si avviò con la sua camminata sghemba verso casa. Poi si voltò nuovamente
<< Ricordi,non sono mai stato molto bravo con i discorsi faccia a faccia >> - ché la sua fresca bellezza era disarmante.
E di nuovo le porse le spalle,verso il cancello.
<< Luca! >> urlò lei dall’auto << Sei uno stronzo! >> -...hai vinto vecchio
Lui si fermò, stupito e allo stesso tempo felice, si voltò verso di lei,sorrise, pensò sinceramente al fardello che si era portato dentro per tutto questo tempo, per cinque anni, come per incanto era sparito, via , lontano
Rivide ogni albero, ogni raggio di sole, rivide il suo motorino che tossiva sulla salita di Via Candelai, rivide le scritte intagliate sulle panchine in legno della piazza, rivide ogni tramonto, ogni silenzio che pian piano si era prolungato fino a rendere certa l’assoluta lontananza.
Quello sarebbe stato il momento perfetto per dirle ciò che voleva, le parole, lentamente, ma con ordine, presero forma nella sua mente,stava per dirle che mai... che dopotutto... che non...
La sua bocca si dischiuse, ma non emise alcun suono.
In un istante vide il fardello posarsi ai suoi piedi, la enorme quantità di macerie e cocci che aveva lasciato dietro di sé ricostruirsi,proprio lì, davanti a lei.
Capì, in cuor suo, che lei sapeva ciò che voleva dirle, conosceva bene ciò che si era dovuto portare dentro per cinque fottuttissimi anni, dopotutto lei aveva emesso la sentenza, lei lo aveva condannato. Ma ormai, a che sarebbe servito, a far soffrire le persone che, in fin dei conti, entrambi amavano.
Capì, e gli tornò in mente una frase che in quei giorni in cui il cielo è rosa e le nubi gocciolano buoni sentimenti, le aveva scritto sul diario, credo l‘avesse sentita in un film, e che a lei piacque molto:
Un palazzo viene dato alle fiamme,
tutto quello che rimane è cenere.
Un tempo pensavo che questo valesse per tutte le cose:
Per cinque stramaledetti anni, capite, cinque strafottutissimi anni.
Si vergognava per gli errori commessi, per la enorme quantità di macerie e cocci che aveva lasciato dietro di sé. Per tutto ciò in lui, che l’aveva costretta a cacciarlo dalla sua vita.
Ciò che all’epoca del “cartellino rosso” non comprendeva, di cui neppure si rendeva conto(- Ché un uomo non rincorre una donna), dopo averla perduta s’era fatto chiarissimo.
Avrebbe voluto dirglielo. Chiederle di perdonarlo un‘ultima volta. Ma lei era così bella sotto la luce vibrante dei lampioni, il suo viso, nella penombra dell’abitacolo aveva un qualcosa di eterno,che non ebbe la forza. -...vaffanculo! -
In cuor suo sapeva che, forse, non l’avrebbe più rivista,e che, dopo cinque fottuti anni, non contava più niente, e che avrebbe voluto ricordarla così, tra luce ed ombra,per l’ultima volta forse,di fronte al suo cancello.
No, non era lui quello che scese dall’auto, era un altro, un tipo che non aveva avuto il coraggio di difendere i suoi sogni. Il vero LUca,le sue emozioni, erano ancora su quell’auto.
<> avrebbe detto << Avrei un milione di cose da dirti, ma non ci riesco, non stasera , non così...>> e si avviò con la sua camminata sghemba verso casa. Poi si voltò nuovamente
<< Ricordi,non sono mai stato molto bravo con i discorsi faccia a faccia >> - ché la sua fresca bellezza era disarmante.
E di nuovo le porse le spalle,verso il cancello.
<< Luca! >> urlò lei dall’auto << Sei uno stronzo! >> -...hai vinto vecchio
Lui si fermò, stupito e allo stesso tempo felice, si voltò verso di lei,sorrise, pensò sinceramente al fardello che si era portato dentro per tutto questo tempo, per cinque anni, come per incanto era sparito, via , lontano
Rivide ogni albero, ogni raggio di sole, rivide il suo motorino che tossiva sulla salita di Via Candelai, rivide le scritte intagliate sulle panchine in legno della piazza, rivide ogni tramonto, ogni silenzio che pian piano si era prolungato fino a rendere certa l’assoluta lontananza.
Quello sarebbe stato il momento perfetto per dirle ciò che voleva, le parole, lentamente, ma con ordine, presero forma nella sua mente,stava per dirle che mai... che dopotutto... che non...
La sua bocca si dischiuse, ma non emise alcun suono.
In un istante vide il fardello posarsi ai suoi piedi, la enorme quantità di macerie e cocci che aveva lasciato dietro di sé ricostruirsi,proprio lì, davanti a lei.
Capì, in cuor suo, che lei sapeva ciò che voleva dirle, conosceva bene ciò che si era dovuto portare dentro per cinque fottuttissimi anni, dopotutto lei aveva emesso la sentenza, lei lo aveva condannato. Ma ormai, a che sarebbe servito, a far soffrire le persone che, in fin dei conti, entrambi amavano.
Capì, e gli tornò in mente una frase che in quei giorni in cui il cielo è rosa e le nubi gocciolano buoni sentimenti, le aveva scritto sul diario, credo l‘avesse sentita in un film, e che a lei piacque molto:
Un palazzo viene dato alle fiamme,
tutto quello che rimane è cenere.
Un tempo pensavo che questo valesse per tutte le cose:
Famiglia, Amici, Sentimenti.
Ora so che niente può separare due persone
fatte per stare insieme.
Se le persone che amiamo ci vengono portate via
perché continuino a vivere
dobbiamo continuare ad amarle.
I palazzi bruciano, le persone muoiono
ma il vero amore è per sempre!
Ora so che niente può separare due persone
fatte per stare insieme.
Se le persone che amiamo ci vengono portate via
perché continuino a vivere
dobbiamo continuare ad amarle.
I palazzi bruciano, le persone muoiono
ma il vero amore è per sempre!
Capì, e per la prima volta riuscì a sostenere lo sguardo dritto negli occhi di lei.
Capì che erano separati dalla distanza minima di un abbraccio impossibile.
Capì che era passato troppo tempo,capite, cinque maledetti anni.
Capì che molte cose erano cambiate.
Capì che forse non l’amava più, come lei non amava più lui. Ma capì anche che qualcosa di molto forte li legava e li avrebbe legati per il resto della loro vita.
Capì che i ricordi li avrebbero uniti, per sempre, ché anche se cancellava l’immagine di lei dalla sua mente, certamente non avrebbe potuto cancellare il profumo dell’erba tagliata in estate, o quella cicatrice che si era procurato per salvare il gattino di lei che non voleva saperne di scendere da quell’albero in giardino, non avrebbe potuto cancellare l’arpeggio iniziale di Cowgirl In The Sand di Neil Young o The River del grande Boss,né avrebbe potuto cancellare il 1987, non avrebbe potuto........né avrebbe voluto.
Capì, e disse << Buonanotte >> mentre lei lo guardava cercando di dissimulare quelle lacrime che gli attraversavano le gote.
Poi si voltò, camminò verso il cancello, aveva gli occhi lustri per via di quel vento sabbioso dell’estate, quello che viene dal deserto, mica piangeva il nostro caro vecchio.
Capì che erano separati dalla distanza minima di un abbraccio impossibile.
Capì che era passato troppo tempo,capite, cinque maledetti anni.
Capì che molte cose erano cambiate.
Capì che forse non l’amava più, come lei non amava più lui. Ma capì anche che qualcosa di molto forte li legava e li avrebbe legati per il resto della loro vita.
Capì che i ricordi li avrebbero uniti, per sempre, ché anche se cancellava l’immagine di lei dalla sua mente, certamente non avrebbe potuto cancellare il profumo dell’erba tagliata in estate, o quella cicatrice che si era procurato per salvare il gattino di lei che non voleva saperne di scendere da quell’albero in giardino, non avrebbe potuto cancellare l’arpeggio iniziale di Cowgirl In The Sand di Neil Young o The River del grande Boss,né avrebbe potuto cancellare il 1987, non avrebbe potuto........né avrebbe voluto.
Capì, e disse << Buonanotte >> mentre lei lo guardava cercando di dissimulare quelle lacrime che gli attraversavano le gote.
Poi si voltò, camminò verso il cancello, aveva gli occhi lustri per via di quel vento sabbioso dell’estate, quello che viene dal deserto, mica piangeva il nostro caro vecchio.
Tanto tempo,ormai,è passato da quella notte, qualcuno racconta che non si videro più, altri dicono invece che un giorno scapparono insieme lontano, non si sa dove.
Per quanto mi riguarda, le storie d’amore sono belle così: senza senso.
Per quanto mi riguarda, le storie d’amore sono belle così: senza senso.