Il Viaggio (racconto)
Il Viaggio
E' da troppo tempo che sono seduto in questa macchina da non ricordare nemmeno chi fossi prima della partenza.
E' come se i ricordi passati, la memoria di tutta la mia vita, non andassero oltre il momento in cui ho imboccato l'autostrada sulla quale mi trovo adesso. Nemmeno concentrandomi riesco a ricordare il perchè mi sia messo in viaggio ne da dove sono partito.
A tratti per mi sembra di rammentare di avere avuto qualche compagno di viaggio per qualche tempo... ogni tanto mi sopraggiungono dei flash e sono sempre più convinto di aver avuto a mio fianco una donna, della quale non ricordo il nome ne il viso.
Un'altra cosa insolita il panorama che scorgo dal finestrino; insomma capisco anche che la vista ai lati dell'autostrada non sia un granchè ma questo paesaggio mi lascia perplesso; sono ore, (o mesi, giorni o anni non riesco a capire) che mi sposto immerso in una nebbiolina leggera, che offusca completamente la lunga lingua dell'asfalto che sto sto percorrendo. E' inspiegabile: vedo la strada davanti a me per decine di chilometri forse centinaia ma non riesco a guardare cosa ci sia a mezzo metro oltre il guard rail.
Ho anche provato ad accendere la radio per capire in che nazione mi trovo, ma la radio emette solo una serie di suoni stridenti ed apparentemente casuali, che a tutto possono farmi pensare, tranne che ad un qualsiasi tipo musica.
Ho esplorato tutte le stazioni, andando avanti ed indietro... ma nulla di fatto.
Non riesco a capire neanche se sia giorno o notte, l'unica cosa certa è che il cielo è coperto da una enorme nuvola scura che non lascia il minimo spiraglio ai raggi del sole, ma, di sicuro è giorno, altrimenti non distinguerei chiaramente i particolari che vedo lungo la carreggiata che raggiungo dieci minuti o anche venti dopo che li ho scorti per la prima volta.
Un'altra cosa strana, il fatto che, per quanto mi guardi intorno, non vedo.
Un'altra cosa decisamente strana sta nel fatto che, per quanto mi guardi intorno, non veda nessun altro veicolo, o comunque nessuna traccia di civiltà ( e, ad essere sinceri, nemmeno nessun segno di vita animale o vegetale ); il mio ristretto campo visivo può solamente spaziare sull'area asfaltata davanti a me, come se la nebbiolina umida e acquosa, che copre il restante paesaggio, agisse da paraocchi, similmente a come accade per i cavalli da tiro.
La benzina ecco un'altra questione degna di nota: da quando sono partito, per quanto ricordi, non mi sono mai fermato a fare rifornimento, ma la lancetta del carburante è comunque saldamente ferma su "Full". Che si sia rotto l'indicatore ? A quest'ora dovrei perlomeno essere in riserva...
Involontariamente lo sguardo mi cade sul contachilometri, sto viaggiando a centosessanta all'ora, ma quello che mi fa sussultare e che, secondo quello che leggo sul cruscotto, ho già percorso otto milioni di chilometri! Altro che riserva! A quest'ora dovrei essere morto, se non per altro almeno di fame e di sete. E poi... non ricordo nemmeno di avere mangiato o bevuto!
Un momento, ma non è possibile che un contachilometri arrivi a contare fino ad una simile cifra; per quanto ne so, normalmente hanno sei spazi per i numeri (sette, nel caso conteggino anche le singole centinaia di metri percorsi), il che significa che non possono andare oltre i 999.999 km...
Improvvisamente ricordo tutto della mia misteriosa compagna di viaggio, ora sparita: aveva all'incirca la mia età ( mi sembra che fosse più giovane di me di qualche anno ) e ha percorso insieme a me il primo tratto di questo mio misterioso viaggio, ma non riesco a focalizzare con precisione il momento in cui ci siamo salutati, ammesso che sia mai successo.
La cosa che mi spaventa di più è la volontà di proseguire, senza fermarmi per controllare la mia posizione, oppure per aspettare di veder passare qualcun altro su questa maledetta autostrada: ma è più forte di me, sento di dover andare avanti, senza nemmeno rallentare e non riesco a fare diversamente. Mi rendo conto che questa è l'unica vera decisione che abbia mai preso nel corso della mia esistenza, anche se, a dire il vero, non ricordo praticamente nulla della mia vita precedente e comincio a convincermi di essere nato su questa macchina, di non aver mai camminato ( in effetti, se adesso dovessi scendere dall'auto, non sono sicuro che sarei capace di stare in equilibrio sulle mie gambe ), di non aver mai conosciuto nessuno e di non aver mai imparato a parlare...
Ho bisogno di capire da quanto tempo sto viaggiando, ne ho bisogno per non impazzire.
Mi concentro e cerco di riordinare i pochi ricordi che mi sono rimasti, ma è tutto troppo sfocato, come se anche il mio passato fosse avvolto dalla stessa nebbia appiccicosa che mi impedisce di capire dove mi trovi adesso.
Perchè mi rendo conto solo ora della mia situazione? Per quale motivo non mi sono posto queste domande all'inizio del viaggio, oppure a metà , quando sarei stato ancora in grado di tornare indietro? Per quale assurda ragione non sono in grado di spostare il piede sul freno, ma sono obbligato ( da chi, o da cosa ? ) ad accelerare sempre di più ?
Dio mio, sento che sto per perdere la ragione, sento un'angoscia sempre maggiore pervadermi, mano a mano che mi guardo attorno e vedo solo il grigio sipario di nebbia che mi chiude la visuale, ogni volta che accendo la radio per sentire quell'orribile sequenza di suoni striduli e gracchianti. Ho paura.
Sono semplicemente terrorizzato da tutto questo nulla che mi circonda e mi opprime, ho bisogno di un qualche stimolo, di qualche punto di riferimento, di qualcosa di diverso da questo spettrale ed etereo panorama.
L'unico modo per rimanere lucido è fare delle ipotesi sul cosa sia accaduto sin dall'inizio :
una possibilità è che io sia morto, forse in un incidente stradale, e che la mia vita ultraterrena rispecchi i miei ultimi ricordi; questo significherebbe che la ragazza di fianco a me potrebbe essere stata la mia compagna di viaggio mentre ero vivo ed il fatto che sia sparita forse significa che è sopravvissuta all'impatto che ha ucciso me. Se questa fosse la realtà dei fatti, mi auguro di non dover passare tutta l'eternità a guidare su una strada sempre dritta, completamente solo e senza nessuno svago per la mia mente.
Seconda possibilità: non sono morto, ma addirittura non sono mai esistito; potrei essere, che ne so, l'anima di un bambino mai nato. Questo spiegherebbe il perchè della mia totale mancanza di ricordi, così farebbe luce sulla natura dell'ambiente circostante e sulla "musica" dell'autoradio : semplicemente, non avendo mai visto un paesaggio, non ho sentito un qualsiasi brano musicale, sono incapace di ricrearli in questa mia effimera realtà.
No, non quadra ...
Se fosse realmente così, ciò se io non fossi mai stato sulla terra, come potrei sapere cosa sia un'automobile ? Come potrei guidare ?
Non riesco a spiegarmelo ...
Terza ( forse la più assurda ) possibilità : non sono io ad non esistere, ma tutto il resto del Mondo. Voglio dire che magari sono tutti gli altri ad essere spariti, oppure a non essere mai esistiti, o forse, pur esistendo, ognuno si inventa delle illusioni che gli impediscono di accorgersi di come sia grigia ed insignificante la realtà.
Già , ma perchè io riesco a percepire la realtà ? Forse perchè non ho illusioni ? Sarebbe improbabile, oltre che triste... no, nemmeno quest'ipotesi è accettabile.
Butto rapidamente uno sguardo sull'indicatore di carburante, sperando di essere quasi a secco : la lancetta non sembra avere la minima intenzione di schiodarsi da "Full".
Dove sono ?
Cos'è questo posto ?
Se fosse l'inferno, mi sembrerebbe infinitamente peggiore di come me lo aspettavo: avrei preferito le frustate, e ogni genere di tortura fisica piuttosto di questa orribile non-esistenza, priva di un qualsiasi significato.
L'ipotesi che quest'autostrada sia la versione modernizzata del regno degli Inferi, in fondo, la più probabile: questa mia catena di pensieri potrebbe essere solamente il breve sprazzo di lucidità di un'anima perduta, che forse viaggia ormai da migliaia di anni, punita per una colpa che nemmeno ricorda, costretta ad un tremendo supplizio fino alla fine dell'eternità ...mah!
La cosa potrebbe essere terribilmente possibile.
Se così fosse, non dovrei far altro che rassegnarmi, tentando di pensare il meno possibile, al fine di non aumentare inutilmente la mia già tremenda sofferenza. Si, credo che farò così. Devo smettere di ragionare. Devo ritornare nell'oblio da cui sono uscito quando ho iniziato a pormi delle domande sulla mia situazione. Basta domande!. Devo solamente guardare avanti. Devo guardare la strada, se non voglio rischiare di fare un incidente; d'altra parte si sa : le disgrazie non vengono mai sole ...