sabato 2 marzo 2013

La scelta di Lara (racconto)


La scelta di Lara




Il ragazzo piange.
Seduto sugli scogli. Ma non è un pianto agitato ma lacrime stanche, di chi ne ha versate fin troppe negli ultimi giorni.
Il mare sembra assecondare il suo stato d’animo; è calmo, sicuro. Pare triste.
La spiaggia è vuota; ottobre è iniziato da poco ma in un paesino così piccolo gli unici turisti si vedono solo tra luglio e agosto.
Il ragazzo ama quegli scogli, proprio lì due anni ha dato il primo bacio a quella che ora è la sua ragazza. Inoltre, tante serate coi suoi amici si sono concluse proprio lì, a guardare quel mare di notte, con la luna che seducente si specchia nell’acqua. E tante, forse troppe volte ha passato lì ore intere a riflettere.
E’ quasi ovvio che, in un momento tanto difficile, abbia cercato rifugio in quel posto. 
E’ rannicchiato, chiuso in se stesso. 
Stringe le sue ginocchia, inumidendo le sue stesse braccia con le lacrime. 
A casa non lo vedono dal giorno prima. Forse nessuno si è ancora accorto della sua assenza. Anche perche l’unica ad abitare legittimamente con lui è sua madre, che in questo periodo spesso lavora all’ospedale anche di notte. 
Suo padre non l’ha mai conosciuto: è scappato da casa quando lui era troppo piccolo per poterne serbare il ricordo. 
A volte a casa sua c’è il fidanzato di sua madre. Un uomo perbene: un bravo impiegato e, sicuramente, un compagno affettuoso. 
Una persona affidabile e gentile, insomma: anche troppo per una donna come sua madre, così legata alla libertà e all’indipendenza, così insicura e instabile. Infatti, spesso litigano e lui se ne va promettendo di non tornare mai più. Poi ovviamente ritorna, magari un mese dopo. In realtà, il ragazzo non ha un rapporto molto profondo con quell’uomo: in ogni caso, a modo suo vi è affezionato. Però al momento è troppo confuso per ricordare se quella notte lui avrebbe dovuto dormire a casa sua oppure no. E’ molto probabile, insomma, che nessuno si sia preoccupato del fatto che il ragazzo abbia passato la notte fuori. 
E’ uscito la sera prima, alle sette. 
E’ passato al minimarket del paese, comprandosi un paio di lattine di birra e una bottiglia di vodka. Le lattine non sono durate molto. La vodka, invece, è stata più ostica: il ragazzo non aveva praticamente mai bevuto prima di allora. Non è riuscito a finirla, nonostante le lunghe e ripetute sorsate cui si è dedicato per tutta la serata. 
Ubriaco, vacillante e triste, è stata una lunga notte, passata qua e là, fuggendo lo sguardo delle poche persone che ha incontrato. 
Ha mandato qualche messaggio a Lara, la sua ragazza; prevalentemente messaggi deliranti, privi di qualsiasi filo logico. “Sei ancora il mio ragazzo?” le ha chiesto lei, sempre via SMS, alle cinque del mattino. Lui non ha esitato neppure un istante: ha subito iniziato a battere sui tasti del cellulare, anche se i suoi riflessi azzerati e la sua vista annebbiata hanno fatto sì che ci mettesse cinque minuti solo per scrivere: “Ti amo, scema. Anche se tutto questo mi uccide dentro.”. 
Poi ha spento il cellulare: non gli andava di sentirla ancora. 
E’ andato a dormire sulla spiaggia, nonostante il freddo. 
Ha dormito poco, si è svegliato alle sette, ritrovando in pochi minuti la lucidità da cui fuggiva la sera precedente. Ha passato la mattinata continuando a girovagare, non ha neppure preso in considerazione l’idea di andare a scuola. 
Ha mangiato controvoglia un panino, poi si è rifugiato sui suoi scogli. Sono passate più di tre ore e lui è ancora lì, inamovibile. Non ha pianto tutto il tempo, ogni tanto, però, le lacrime prendono il sopravvento, e lui non fa niente per trattenerle. 
E’ così distrutto che vorrebbe sprofondare per sempre in quel mare blu che, maestoso, si staglia davanti ai suoi occhi. Ma non può. Vuole stare accanto alla sua ragazza. Certo, tutto questo dolore glielo sta dando proprio lei: tuttavia, la ama. 
Proprio per questo non la abbandonerà. Anche se le cose diventeranno difficili da oggi in poi.
Sono le quattro e mezza. Il cielo, nel giro di pochi istanti, si copre di nuvole. Un forte vento inizia a soffiare; il mare di lì a poco si innalza, agitandosi e colpendo violentemente gli scogli. Schizzi d’acqua raggiungono il ragazzo che, nonostante ciò, non si alza. 
Rimane lì. 
E’ come se fissasse il mare dritto negli occhi, senza farsi intimidire dalle sue onde, senza abbassare lo sguardo neppure per un istante.
Il cellulare suona ed il ragazzo si appresta a leggere il messaggio ricevuto. Proprio in quell’istante un’onda esageratamente alta scaglia la sua forza a pochi metri da lui. Gli schizzi lo bagnano dalla testa ai piedi, unendosi alla pioggia che, leggera, ha iniziato a cadere. 
Il mare è ora infernale, non c’è più traccia della calma di pochi minuti prima. Il messaggio è di Sara, naturalmente: “So che ti fa male, ma è giusto dirtelo: è andato tutto bene. Nessuna complicazione.”. Il ragazzo urla dal dolore. E’ come trafitto: si era preparato a subire questo colpo, ma non si può ammortizzare in nessun modo una pena tanto grande. Urla come un invasato. Fino a un momento prima non aveva notato la grossa pietra che giace ai suoi piedi, ma ora la guarda, la raccoglie e poi, con tutta la sua forza, la scaglia lontana da sè. 
Il mare è così pieno di frenetico orgasmo che sembra ignorare l’aggressione: ingoia la pietra silenziosamente. Risponde poco dopo, con una forte onda che, ancora una volta, travolge inesorabilmente gli scogli. Il ragazzo si lascia cadere sulla dura pietra, le mani impattano contro la roccia, ferendosi. Il sangue esce lentamente; il ragazzo porta le sue mani alla testa, sporcandosi il volto con quel rosso nettare di vita...
Il mare è così fragoroso che il ragazzo non sente i passi che da dietro gli si avvicinano. Ma non può non sentire le mani che, vigorose, lo abbracciano. 
Si volta. 
La donna che è sopraggiunta trasale nel vedere quel bellissimo volto rovinato dal sangue e dalle profonde occhiaie. Lo cinge e lui, sfinito, si abbandona tra le sue braccia. Lei, protettiva, lo culla e asciuga le sue lacrime. “E’ andato tutto bene?” chiede la donna. “Nessuna complicazione...” risponde lui. Il volto gli si contorce in una smorfia di dolore mentre dice: “Ora ha abortito, e non c’è più modo di tornare indietro.”.
La donna lo avvolge nel suo abbraccio, cercando di esprimergli calore e vicinanza. “Resterai con lei?” gli chiede dopo un po’. “Sì”, risponde lui. “Anche se sarà difficilissimo.”.
La donna prova a giustificare la scelta di Lara: “In fondo, hai solo 18 anni. Non sei pronto per essere padre.”. Lui singhiozza. Sta zitto per un po’. La donna si siede accanto a lui. Il tempo sembra non essere mai passato per lei: ha compiuto 35 anni qualche giorno prima, ma ha ancora quell’aspetto da venticinquenne che fa impazzire tanti uomini. Lui si accoccola alla donna e si sente protetto. Si sente come un bambino. “In fondo”, prosegue il ragazzo, “Tutto quello che volevo fare era assumermi le mie responsabilità.”.
Il mare si è calmato. 
Le onde si sono abbassate: dove prima c’erano violenza e agitazione, ora c’è nuovamente delicatezza. “Devi rispettare la sua scelta”, sentenzia la donna con un filo di voce.
Il mare ora è immenso, splendido, incommensurabile. L’orizzonte è lontano: laggiù l’acqua abbraccia il cielo che adesso è sereno. Le nuvole si diradano, il mare non è più grigio. Torna quell’infinito blu: blu, come gli occhi di Lara e come forse sarebbero stati quelli del loro figlio.
Il ragazzo sospira: “Io la sua scelta la rispetto, mamma...”. I suoi occhi sono tristi ed esausti. “Avevi la sua età, vero? 17 anni. Eppure, se tu avessi preso la sua stessa decisione, io ora non sarei qui a piangere su questo mare.”.-