sabato 2 marzo 2013

Dolce Nera (riflessione)


Dolce Nera




Ho sempre pensato, dato il mio viscerale trasporto letterario verso lo “ zio Luigi Pirandello “ che, come lui, il mio feretro se ne andasse via senza nessun accompagnamento di rito, da solo, in silenzio, su un carro tirato da solo due cavalli stanchi. Ma così purtroppo non è stato! 
La Dolce Nera, ho sempre chiamato così la morte, giunse imprevista una notte di un giorno qualunque. Non importa il giorno, ne il mese ne tanto meno l’anno; molti pensano invece che l’anno sia importante, scongiurano sempre che arrivi più tardi possibile. Perché ? dico io!Il bello della vita è proprio questo, le cose impensate e inattese colorano spesso la nostra esistenza, come una cascata fulminea di pietre rotolanti sull’asfalto di una strada affogata di auto. 
Così me ne andai proprio come “ quando cade un quadro”, come scrisse A. Baricco  nel suo “ Novecento”il quadro, di sorpresa, senza nessun motivo apparente cadde giù; così la mia vita giunse all’epilogo. 
Non mi resi conto di nulla, del resto come potevo? Avvertì solo una grande leggerezza e di botto mi ritrovai attorniato da persone a me sconosciute. Fluttuavo tra loro, passavo attraverso loro, ma non capivo il perché di quello strano stato, ne mi posi delle domande. Sentivo solo che quella condizione improvvisa forse era naturale… quasi mi divertivo a guardare tutti quegli sconosciuti che brusivano qualcosa che le mie orecchie non riuscivano a percepire.