domenica 3 marzo 2013

Clean (racconto)


Clean




Comincia sempre allo stesso modo.
Sempre allo stesso modo… inesorabile!
Prima di tutto c’è quella starna sensazione.
Avete mai sentito il passo di un minuscolo piede che cammina in cima al vostro cranio?
Quel suono di passi sul vostro cervello, avanti a dietro… Avanti e dietro e ancora… Avanti?
Comincia sempre così.
Sempre allo stesso modo.
Non potete vedere chi è che cammina.
Chi vi tormenta la testa.
Dopotutto, si trova in cima al vostro teschio.
Se siete abili, aspettate l’occasione e poi, all'istante passate una mano tra i capelli, ma non potete mai acciuffare chi passeggia in quel modo, e lui lo sa. Anche se tenete strette sulla testa tutte le due mani e le premete contro il cranio… lui trova sempre e comunque il modo di contorcersi, di guizzare via, o forse… salta.
E’ terribilmente svelto.
E non potete ignorarlo.
Se cercate di ascoltare i suoi passi, fa più rumore. Scivola indietro, lungo la vostra testa, e vi bisbiglia qualcosa nell’orecchio.
Potete sentire il suo corpo, minuscolo e freddo, stretto e ardente, sempre  alla base del vostro cervello.
Penso che i suoi artigli devono essere per forza dolci, poiché non fanno male, ma più tardi troverete dei piccoli graffi sul collo, che sanguinano e sanguinano… ancora... una vera e propria colata di sangue.
Tutto quello che sapete, è qualcosa di minuscolo e di terribilmente freddo ed è attaccato li.
E’ incollato, e vi sussurra sempre in quell’orecchio.
Questo succede quando cercate di combatterlo.
Voi cercate di non sentire quello che dice, perché se lo ascoltate, siete perduti.
Poi, però, dovete obbedirgli!
Oh, è perfido ed anche saggio…
Lui sa come combattere e minacciare, sa della debolezza degli uomini, sa perché gi uomini sono deboli e se osate resistergli...
Ma io stesso, qualche volta, ci provo, anche se è meglio per me dargli ascolto ed obbedirgli. Fino a che, alla fine, sono disposto ad ascoltarlo, le cose non vanno poi tanto male. Perché lui sa essere persuasivo, sa tentare.
Quante cose ha promesso, in quei piccoli, insinuanti fruscii.
E mantiene le sue promesse. Eccome se li mantiene!
La gente crede che io sia povero, perché non ho mai un euro in tasca, perché vivo in quella vecchia casupola al margine del lago. Ma  lui, si, proprio lui, mi ha dato una ricchezza…
Dopo  che ho fatto quello che lui vuole, mi porta via da qui, fuori da me stesso, per giorni e giorni interi.
Vi sono altri posti, oltre questo mondo. Luoghi dove io sono il re incontrastato di ogni cosa che in quel momento mi circonda.
La gente ride di me, mi denigra, mi diffama e dice che non ho amici; le donne poi…, in città mi chiamano <<u’ rancutano>>. Forse hanno ragione, io non ho mai avuto amici…forse conoscenti…
Si ho ho proprio un brutto carattere.
Qualche volta – dopo che ho eseguito i suoi ordini alla perfezione – porta delle donnette che dividono il letto con me.
Sogni? Non credo. E’ l’altra vita che è solo un sogno; la vita nella casupola al margine del lago.
E nemmeno gli omicidi.
Si, IO UCCIDO LE PERSONE!
Alle volte non soltanto con le parole, ma con i fatti.
Clean vuole questo, sapete?
Questo mi ordina. Mi chiede di uccidere per lui.
Anche se devo dire che non mi piace uccidere.
Qualche volta ho cercato di combatterlo, di ribellarmi -  ve l’ho detto, ricordate? – ma ora non ne posso più.
Lui vuole che io continui ad uccidere.
Clean, la cosa che vive in cima alla mia testa.
Non posso vederlo, non posso acchiapparlo. Posso solo sentirlo, ascoltarlo. Posso solo obbedirgli.

A volte mi lascia solo per giorni e giorni. Poi, improvvisamente lo sento li, che gratta sul mio cervello. Sento il suo mormorio così uniforme, e mi parla di qualcuno che sta attraversando quella campagna.

Io non so come faccia a saperlo. Lui non può averli visti, eppure li descrive in maniera così perfetta.
- C’è  un vagabondo che cammina, un uomo basso, grasso, con una testa fiera, si chiama Michele. Indossa un vestito marrone. Fra circa dieci minuti, quando tramonterà il sole, si troverà nella palude, e si fermerà sotto il grande albero, vicino allo scarico dei rifiuti. Sarà bene che tu ti nasconda dietro quell’albero. Aspetta finchè comincerà a cercare legna da ardere. Poi sai quello che devi fare.
Prendi l’accetta adesso!
CORRI!

Qualche volta chiedo a Clean cosa mi darà. Ho fiducia in lui. E so che devo farlo, in ogni caso. Così mi conviene farlo subito. Cleannon sbaglia mai, e non mi fa mai trovare nei casini.
Così ha sempre fatto, fino all’ultima volta.
Una notte ero nella mia casupola, e mangiavo una schifosa zuppa color carne, quando mi parlò di quella ragazza

-         
Verrà qui – mi sussurrò. – E’ una bellissima ragazza, tutta vestita di nero. Ha una meravigliosa qualità di testa, con stupende ossa! Bellissima! -
In un primo momento pensai che parlasse di una mia ricompensa. Ma Clean parlava di una persona vera.

-         
Busserà alla porta, e ti chiederà di aiutarla a capire cos’è successo alla sua macchina. Ha preso quella strada per arrivare prima in città. Ora la macchina è proprio nella palude. Una ruota deve essere cambiata. -
Era buffo sentir parlare Clean di macchine. Ma lui sa anche di macchine, sa di tutto.
- Uscirai per aiutarla, quando te lo chiederà. Non prendere nulla. Nella macchina c’è una chiave meccanica. USA QUELLA! -              
Questa volta cercai di ribellarmi.
- non voglio farlo, non voglio farlo ti prego!!
Scoppiò a ridere. Poi mi disse cosa avrebbe fatto, se mi fossi rifiutato.
Parlò e parlò ancora.

-         
Meglio che io faccia a lei, e non a te… - incalzò Clean – oppure preferisci che io… NO – urlai – NO! LO FARO’!

-         
Finalmente! Bisbigliò Clean – non posso farci niente. Deve succedere spesso. Per farmi vivere, per farmi essere forte, per sentirmi ancora uomo. Così posso servirti. Posso darti tutto ciò che vuoi, per questo devi obbedirmi! Altrimenti rimani qui e…

-                                      
No!  - dissi – Lo farò!
E lo feci.
La ragazza bussò alla mia porta proprio qualche minuto dopo, e successe esattamente quello che Clean aveva detto.
Era una bella ragazza, coi capelli castani. Mi piacciono i capelli castani. Quando andai nella palude, ero felice di non dover rovinare quei capelli.
La colpì sul collo con quella chiave.
Clean  mi disse che dovevo fare…passo passo.
Dopo usai l’accetta, e gettai il corpo nel lago.
Clean era con me, e mi consigliò di non lasciare impronte. Mi liberai delle scarpe.
Gli chiesi cosa dovevo fare della macchina. Clean mi suggerì di spingerla nel lago con un lungo tronco. Non ero sicuro di riuscirci, ma ce la feci e più presto di quanto non avessi pensato.
Era un sollievo vedere quella macchina sprofondare nelle acque melmose del lago. Ci buttai anche la chiave. Poi Clean mi disse di tornare a casa. Comincia subito a sentire intorno a me l’ovatta sensazione onirica.

Clean  mi aveva promesso qualcosa di speciale, ed io mi gettai nel sonno. Sentii a malapena che Clean mi lasciava, correndo all’impazzata verso il lago, per prendere la sua ricompensa…
Non so quanto dormii.
Credo a lungo.
Tutto quello che ricordo è che finalmente cominciai a svegliarmi e sapevo in qualche modo che Clean era di nuovo con me, ma sentivo che qualcosa non andava.
Poi mi svegliai completamente, perché capii che battevano alla porta.
Aspettai un momento. Pensavo che Clean mi avrebbe suggerito quello che dovevo fare.
Ma Clean dormiva. Lui dorme sempre, dopo… niente lo svegliava, per giorni e giorni. E durante questo tempo, io sono totalmente libero da ogni costrizione. Di solito sono felice di questa mia condizione, ma adesso no!
Adesso avevo bisogno del suo aiuto!
I colpi dati alla mia porta si rafforzarono, perciò andai ad aprire.
Entrò il vecchio poliziotto Luca, che io conoscevo.

-                  
Andiamo, Seth – mi disse. – Ti porto in prigione!
   Non dissi niente. I suoi occhietti neri frugavano ovunque, nella capanna. Quando posò il suo sguardo sopra di me, avrei voluto nascondermi. Mi sentivo molto spaventato.
Naturalmente egli non poteva vedere Clean. Nessuno può. Ma Clean era là; lo sentivo sul mio cranio, rintanato sotto una coperta di capelli, avviticchiato a i miei riccioli. Dormiva come un bambino innocente.

La famiglia di Emila Ravenna ci ha informati che la ragazza doveva passare attraverso la palude, per abbreviare la strada - mi disse il poliziotto - Allora abbiamo seguito le tracce delle ruote fino al lago.
      Clean aveva dimenticato le tracce delle ruote... Cosa dovevo dire?

-       
Qualsiasi cosa tu dica, sarà usata contro di te - aggiunse Luca. - andiamo, Seth!
      Andai con lui. non potevo fare altro. andai con lui in città, e una intera folla cercava di correre dietro la macchina. Vi erano anche delle donne, in quella confusione, e urlavano agli uomini di prendermi, di uccidermi.
      Ma Luca li tenne lontani, e alla fine arrivai sano e salvo alla Squadra Mobile. Luca mi fece entrare nelle camere di sicurezza. Le due celle ai miei lati erano vuote, così ero da solo.
Solo, eccetto Clean, che continuava a dormire, malgrado tutto.
Era ancora mattino presto, e Luca usci con altri suoi colleghi.
       Immaginai che andasse a tirare fuori il corpo dalla melma del lago. Ma non chiesi niente, anche se ero curioso.
      Carlo Potti, ora, era diverso. Voleva sapere tutto. Luca lo aveva lasciato a guardia della cella, durante la sua assenza. Mi portò la colazione e cominciò a farmi un mucchio di domande.
      Ma io restavo zitto. Ci mancava proprio che mettessi a parlare con un folle come Carlo Potti. Lui pensava che io fossi pazzo. proprio come la plebaglia di fuori. Molta gente in città era certa della mia pazzia, a causa di mia madre, credo, ed anche perché vivevo tutto solo vicino alla campagna. Cosa potevo dire a Carlo? se gli parlavo di Clean, non mi avrebbe creduto.
              Perciò non parlai.
              Ascoltai soltanto.
Carlo Potti mi parlò delle ricerche fatte per trovare Emilia Ravenna. Mi parlo anche dei dubbi che Luca aveva sulla scomparsa delle altre persone. Mi disse che ci sarebbe stato un grande processo, e che sarebbe venuto il Procuratore Capo in persona, aveva sentito anche che avrebbero mandato un medico a visitarmi.
      Infatti era vero. Avevo appena finito di far colazione, quando arrivò il dottore.
Carlo Potti lo vide arrivare e gli andò  incontro.
Dovette lavorare un bel po' per allontanare della gente che voleva entrare. Volevano linciarmi credo.
      Il medico entrò. Era un piccolo uomo, con una buffa barbetta. Fece allontanare Carlo, si sedette fuori della cella, e cominciò a parlarmi.
      Si chiamava Silvestro.
      Fino a quel momento, io non avevo capito un granché. era accaduto troppo in fretta, e non avevo avuto nemmeno il tempo di pensare.
      Sembrava un sogno; la polizia, la folla, e tutto quel discordo sul processo, del linciaggio, ed il corpo nel lago.
      Ma, in qualche modo, la vista del dottore cambiò le cose.
      Era una persona vera. era un medico, che avrebbe voluto mandarmi all’istituto, dopo che avevano trovato mia madre.
      Questa fu la prima cosa che il dottor Silvestro mi chiese, cosa era accaduto a mia madre.
      Sembrava che sapesse quasi tutto di me, e per questo mi fu più facile parlare.
      Cominciai a parlargli di mille cose. Come mia madre ed io vivevamo nella capanna. Come lei facesse i filtri e li vendeva. Gli dissi della grande pentola, e come raccoglievamo le erbe aromatiche, la notte. Di quando mia madre usci sola, e degli strani rumori che udii.
Non volevo dirgli di più. ma il dottore sapeva. Sapeva che chiamavano mia madre << strega >>. sapeva anche in che modo era morta, quando Sante era venuto da noi quella sera, l’aveva pugnalata, perché aveva fatto un filtro per sua figlia, che era fuggita con quell’uomo. sapeva che vivevo solo nella campagna.
      Ma non sapeva di Clean.
      Clean, che dormiva sulla mia testa, che non sapeva quello che mi stava accadendo...
      In qualche modo parlai di Clean al dottor Silvestro. Volevo spiegargli che in realtà non ero stato io ad uccidere quella ragazza. Così, dovetti parlare di Clean, e di come mia madre aveva fatto l’affare nel bosco. Non mi aveva portato con se, avevo solo dodici anni; ma prese un po' del mio sangue in una bottiglietta.
      Poi, quando tornò, Clean era con lei. e sarebbe stato mio per sempre, mi assicurò mia madre, e mi avrebbe aiutato e protetto sempre.
      Dissi queste cose con molta cautela, e spiegai perché non potevo far niente da solo: da quando era morta mia madre, Clean mi aveva sempre guidato.
      Si, in tutti quegli anni Clean mi aveva sempre protetto, proprio come aveva stabilito mia madre. Lei sapeva che io non potevo rimanere da solo. Spiegai questo al dottore, perché mi sembrava un uomo saggio, che avrebbe capito il mio dramma.
      Ma mi sbagliavo.
      Me ne accorsi subito. Perché, mentre il dottore dondolava la sua testa e ripeteva in continuazione << si, si >>, io sentii i suoi occhi su di me. Lo stesso sguardo della plebaglia di fuori. Occhi spregevoli. Occhi che non vi credono, quando vi guardano. occhi curiosi, furtivi.
      Cominciò a farmi un sacco di domande ridicole. Su Clean, prima di tutto. sapevo che non ci credeva. Mi chiese come potevo sentire Clean, se non potevo vederlo. Mi chiese se avevo mai sentito altre voci. Mi chiese come mi sentivo mentre uccidevo Emilia Ravenna e se io...
Ma non intendevo rispondere alle sue domande. Mi aveva ingannato, parlando di Clean. Me lo provò, chiedendomi quante altre persone avevo ucciso. e poi voleva sapere dove erano le loro teste.
      Non poteva ingannarmi ancora.
      Risi di lui, e mi chiusi in me stesso, come un’ostrica.
      Dopo un po' il dottore se ne andò, scuotendo la testa.
Ridevo di lui, perché sapevo che non aveva trovato quello che cercava. Lui voleva scoprire tutti i segreti di mia madre, i miei e quelli di Clean.
      Ma non c’era riuscito, e io ridevo. Poi me ne andai a dormire… finalmente.
Dormi per tutto il pomeriggio.
      Quando mi svegliai, vi era una nuova persona fuori della mia cella. Aveva un faccione piuttosto sorridente, e degli occhi simpatici.
      Ciao Seth – disse amichevolmente. – Hai fatto una buona dormita? Mi toccai la testa. Clean era sempre li, e dormiva. Si muove, anche quando dorme.
      Non ti allarmare – disse l’uomo. – Non voglio farti del male.
      Vi ha mandato il dottore? – gli chiesi. L’uomo rise.
      No, stai tranquillo. Mi chiamo Cassio. Eduardo Cassio. Sono il Procuratore, posso  entrare e sedermi?
      Sono chiuso dentro – dissi. Mi sono fatto dare la chiave – m’informò il  Procuratore.
Aprì la cella, entrò e si mise seduto vicino a me, sulla brandina. 
- Non avete paura? – gli domandai. – Sapete , dicono che io sia un assassino.- Perché, Seth? – il Procuratore rise.
- Non ho paura di te. Io so che tu non volevi uccidere. Posò la sua mano sulla mia spalla e io non mi scansai. Era una mano dolce, morbida, grassa. Aveva un enorme brillante al dito sinistro. – Com’era Clean? – disse.
- Sobbalzai.- Non preoccuparti. Quello scemo del dottore me ne ha parlato, quando l’ho incontrato per la strada. Lui non capisce Clean, non è così, Seth? Ma io e te,  si.  – Il dottore me ne ha parlato, quando l’ho incontrato per la strada. Lui non capisce Clean, non è così, Seth? Ma io e te, si.
- Il dottore crede che io sia pazzo – sussurrai.- - Beh, detto fra noi, Seth, è una cosa un po’ difficile a capirsi, in principio. Io vengo proprio dalla campagna. Luca ed altri uomini stanno ancora lavorando li. Hanno trovato il corpo di Emilia Ravenna qualche minuto fa. E anche altri corpi. Un uomo grasso, un ragazzo, etc. la melma del lago conserva i corpi, lo sai?
Guardai i suoi occhi. Sorridevano ancora; potevo fidarmi di quell’uomo.
- Troveranno altri corpi, non è vero, Seth?               Assentii.
 - Ma non ho aspettato ancora nel lago. Avevo visto abbastanza, per capire che tu dicevi la verità. Clean ti ha obbligato a fare quelle cose, vero?
Annuii di nuovo.     

-         
Bene – disse il Procuratore stringendo la mia spalla. – Vedi, noi due ci capiamo. Perciò voglio chiederti qualcosa, che devi dirmi.

-         
Cosa volete sapere? – chiesi.

-         
Ho molte cose. Mi interessa Clean, sai? Quante persone ti ha chiesto di uccidere?

-         
Nove.

-         
Sone tutte nel lago? Sai i loro nomi?

-         
Solo qualcuno – gli dissi i nomi che conoscevo. – A volte Clean me li descrive ed io vado loro incontro – gli spiegai.
         Il Procuratore mi porse delle sigarette: - Vuoi fumare?- Grazie, ma non mi piace. Mia madre non mi permetteva di fumare. Cassio rise. Rimise il pacchetto delle sigarette in tasca.  - Tu puoi essermi di grande aiuto, Seth – mi sussurrò. – suppongo tu sappia cosa deve fare il Procuratore della Repubblica.
- Un processo, con un avvocato e cose del genere, no? - Esatto. Ed io sarò al tuo processo, Seth. Tu non vuoi parlare di quello che è successo di fronte a tutta quella gente, vero? - No, non voglio. Non davanti alla gente della città. Mi odiano.- Bene. Allora ecco cosa devi fare: devi dire tutto a me, ed io parlerò per te. Non ti sembra un buon accordo? Sperai ardentemente che Clean mi aiutasse. Ma dormiva. Guardai Cassio… guardai il Procuratore…                                                                        
- Si, vi dirò tutto.
      Così gli dissi tutto quello che sapevo. Mi fissava pieno di interesse. Non faceva altro che ascoltarmi.- Ancora una cosa – disse. – Abbiamo trovato molti corpi nelle palude. Abbiamo potuto identificare Emilia Ravenna ed altri. Ma sarebbe più facile se noi conoscessimo altre cose. Devi dirmele. Seth. Dove sono le teste? Mi alzai e gli voltai le spalle.- Vorrei dirvelo, ma non lo so - non lo sai?       – spiegai. – Non capite? E’ proprio per questo che io devo uccidere per lui. Perché vuole le teste.
      Cassio sembrava perplesso. - Lui mi fa sempre tagliare le teste – continuai. – getto i corpi nel lago, e lascio le teste. Poi torno a casa. Lui mi fa addormentare, per darmi la ricompensa. Poi se ne va. Va dove sono le teste. E’ questo che vuole!- Perché le vuole, Seth? Glielo dissi.                                      - Sapete, non sarebbe bello per voi se le trovaste. Probabilmente non riconoscereste niente.      - Perché lasci fare a Clean tutto questo?
      - Devo. Altrimenti lo farebbe a me. Mi minaccia continuamente. E so che lo farebbe. Perciò debbo obbedirgli.    

-         
Cassio mi guardava, mentre camminavo avanti e dietro. Ma non diceva una parola. Mi sembrava molto nervoso, all’improvviso, e quando mi riavvicinai a lui, mi sembrò quasi che si scostasse da me. 

-         
Parlerete di tutto questo al processo? – gli chiesi. – Di Clean, cioè, e del resto?                           - Scosse la testa.- Non parlerò di Clean al processo, e nemmeno delle altre cose – mi rispose. – Nessuno crederebbe che Clean esiste.                             - Perché? - cerco di aiutarti. Seth. Non sai cosa direbbe la gente, se parlassi di Clean? Direbbe che sei pazzo! E tu non vuoi che questo succeda!-  No, ma cosa volete fare? Come potete aiutarmi? Cassio mi sorrise.  - Tu hai paura di Clean, vero? Bene, ho trovato una soluzione. Supponi di dare Clean a me… Sobbalzai.                                                                      - Si, supponi di darmi Clean. Lasciami prendere cura di lui, durante il processo. Non sarebbe più tuo, e tu non dovresti parlare di lui. Probabilmente lui non vuole che la gente sappia che esiste.-

-         
Infatti – ammisi. – Clean è un segreto. Ma non posso darverlo, senza chiedergli prima il suo parere. E adesso dorme. 

-         
Dorme? - Si, in cima alla mia testa. Forse voi potete vederlo.
Cassio guardò sulla mia testa e sorrise.- Oh, posso spiegargli tutto io, quando si sveglia. Quando saprà che lo abbiamo fatto per il suo bene, sono certo che ne sarà felice.

-         
Bene, suppongo che sia tutto a posto, allora sospirai. Ma dovete promettermi di prendervi cura di lui.                                              -         Certamente! – mi assicurò Cassio.                                         - E gli darete quello che vuole?                        - Certo?-   E non lo direte a nessuno.                         - Sapete cosa vi succederebbe, se vi rifiutaste di dare a Clean ciò che vuole? – avvertìì Cassio. – Lui lo prenderebbe da voi, con la forza!- Non preoccuparti, Seth. Restai fermo per qualche minuto. All’improvviso sentii qualcosa muoversi sopra il mio orecchio.                                                         -     Clean – sussurrai. – mi ascolti? Mi ascoltava.               Gli spiegai tutto. Gli spiegai perché lo avrei dato al Procuratore Cassio. Clean non disse una parola.    Cassio rimaneva muto. Sedeva li e sogghignava. Credo che fosse buffo vedermi parlare con << niente >>.   - Va dal signor Cassio! – sussurrai. – Va da lui, adesso! Clean andò.      Sentii il peso lasciare la mia testa. Tutto qui, ma sapevo che non se ne era andato.      - Lo sentite, signor Cassio? – chiesi. - Cosa…Oh, certo! – rispose e si alzò.- Abbiate cura di Clean, vi prego!                                                            - Tutta la cura possibile, tutto ciò che egli abbisogna! - Non mettete il cappello – lo avvertì. – Clean non ama i cappelli.-Scusa, ma non ci avevo pensato. Adesso ti saluto. Sei stato di enorme aiuto per me. E da questo momento possiamo dimenticare Clean ed evitare di parlare di lui. Tornerò di nuovo e parleremo del processo. Il dottor Silvestri dirà che tu sei pazzo. Penso che sia meglio che tu neghi ciò che hai detto. Adesso, Clean è con me.                           
Mi sembrò una buona idea. Cassio era proprio un uomo in gamba!   - Come volete signor Cassio. Siate buono con Clean, e lui sarà buono con voi! Il procuratore Cassio mi strinse la mano e se ne andò con Clean. Mi sentìì di nuovo stanco. Forse era per la tensione di tutto il giorno, o forse perché non avevo Clean. In ogni caso, me ne tornai a dormire. Era notte alta quando mi svegliai. Il vecchio Carlo Potti era vicino alla porta della cella, e mi portava la cena. Egli sobbalzò, quando lo salutai, e mi voltò le spalle, allontanandosi. - Assassino! – urlò. – Hanno trovato nove corpi nel lago! Pazzo, sei un demonio! -  Carlo – dissi – credevo che tu mi fossi amico!                                     - Per tutti i diavoli dell’inferno! Me ne vado subito da qui, e ti lascio solo per tutta la notte. Il collega penserà a fare attenzione che nessuno ti linci. Per me, perde il suo tempo. Carlo spense tutte le luci e se ne andò. Lo sentìì chiudere la porta principale e mettere il catenaccio. Ero solo, in quella prigione. Era strano, per me, essere solo. Era la prima volta dopo tanti anni: solo, senza Clean.                      Passai le dita tra i capelli. Sentìì la mia testa desolata e vuota.     La luna splendeva alta attraverso la finestra. Restai in piedi a guardare fuori, nella strada. Clean amava la luna. Diventava vivace, irrequieto e ghiotto. Mi chiedevo come si sentiva adesso con il procuratore.                                          Rimasi a lungo a gurdare la luna; le mie gambe erano intorbidite, quando mi girai, ed udìì il rumore della porta  principale.       Poi si aprì la porta della mia cella, e Cassio entrò correndo: - Toglilo da me! – gridò. – Toglilo!     - Cosa succede? – chiesi. - Clean, questa tua cosa…Credevo che tu fossi pazzo…forse sono pazzo io!  Ma toglimelo…- Signor Cassio, perché? Io ve lo avevo detto come era Clean.- sta strisciando avanti ed indietro, adesso. Lo sento. E sento le sue parole, le cose che sussurra!           - Non posso! Non voglio uccidere per lui. Non può costringermi!        - Può. Lui vuole quella cosa.             Cassio si aggrappò alle sbarre della mia cella.             - Seth, devi aiutarmi! Chiama Clean. Riprenditelo! Fallo tornare da te. Presto…! - Va bene, signor procuratore – dissi. 

-         
Chiamai Clean. Non rispose. Lo chiamai di nuovo. Silenzio assoluto. Cassio cominciò ad urlare. Mi vennero i brividi, e sentii una enorme pena per lui. Ma non aveva voluto ascoltarmi. So cosa può fare Clean, quando sussurra in quel modo! Prima persuade con le moine, poi supplica, poi minaccia…- E’ meglio che gli obbedite – dissi al procuratore. – Vi ha detto chi dovete uccidere?                                             - Non voglio! – singhiozzò. – Non voglio, non voglio!        - Non volete cosa? - non voglio uccidere il Silvestro in albergo, e poi dare la sua testa a Clean. Starò qui, nella cella,  dove sono salvo. Oh, spirito maligno, diavolo… Si mise a sedere, tutto rincantucciato, con le mani strette sulla testa. - farete meglio ad obbedirgli – gridai – altrimenti Clean farà qualcosa! Vi prego, signor cassio, fate in fretta… Cassio diede un debole gemito, ed io pensai che fosse svenuto. Non parlava più, non si muoveva più. Lo chiamai più di una volta, ma non mi rispose. Cosa dovevo fare? Mi misi seduto in un angolo scuro, e guardai la luna. Il chiaro di luna fa sempre diventare Clean violento. 

-         
Cassio cominciò ad urlare. Non forte, ma nel profondo della sua gola. Non si muoveva: urlava soltanto. Sapevo che era Clean: stava prendendo da lui quello che voleva!

-         
Cosa potevo farci? Non potevo fermare Clean.     Ed avevo avverito Cassio.      Restai seduto, e mi tappai le orecchie con le mani, finchè non fu tutto finito. Quando mi rigirai. Cassio era ancora lì, attaccato alle sbarre. Non si sentiva un suono. Oh, si! Un suono c’era! Un gorgoglio. Un dolce e lontano gorgoglio. Il gorgoglio di Clean, dopo che ha mangiato. Poi sentii come un leggero raspare. Gli artigli di Clean, quando saltellava, perché è soddisfatto!.            Questi rumori venivano dall’interno della testa del procuratore Cassio. Era Clean, certo, ed era felice. Anch’io era tanto felice. Presi lentamente le chiavi dalla tasca del procuratore. Aprì la cella e fui di nuovo libero.                  

-         
Non c’era nessun bisogno che io restassi li, ora che Cassio era morto. Ed anche Clean non voleva restare li. Lo chiamai:                                         Qui, Clean!       

-         
Vidi una specie di luce bianca uscire dal grande, rosso buco, nel quale aveva mangiato avidamente. Poi sentì il morbido freddo, leggero peso, posarsi ancora una volta sulla mia testa. Clean era finalmente tornato a casa! Attraversai il corridoio ed aprì il portone della prigione. Sentii i passetini di Clean, avanti e indietro sul mio cranio, sul mio cervello. Insieme camminammo nella notte. La luna splendeva. Ogni cosa era silenzio. Potevo sentire solo il chiaccherio e le risatine soffocate di Clean nel mio orecchio.