venerdì 22 marzo 2013
martedì 19 marzo 2013
Georges Delerue
Ha lavorato per i più grandi registi francesi, in particolare quelli appartenenti alla Nouvelle Vague, instaurando un vero sodalizio conFrançois Truffaut,
Grandissimo autore.Uno dei miei preferiti
sabato 16 marzo 2013
L'Avvelenata
L'Avvelenata ( a mò di biografia)
Una bici blu, calzoni corti e un vicolo, quello di Marotta (o Ragusi) ed io che sferzavo scansando bidoni d'acqua e cosce aperte: " puttanaaaa quanto pigghi??! " era il mio urlo di battaglia all'alba della mia adolescenza. Ma era anche estate quando venni al mondo e mi dissero che la morte e una pistola erano vicine, ma poi decisi di rovinare la giornata e iniziai a camminare.
Un'Italia in bianco e nero e un televisore sempre rotto. Le prime corse su un vespino "montato 90" e i primi pruriti... e non capivo perchè mi piaceva toccarle il seno. La scuola non era il mio forte (poi rimediai), catene nei polsi e una dissacrante incuria su tutto: “ venga accompagnato dai genitori!”.
Poi tre anni in mezzo a uomini vestiti di nero ma col cuore rosso sangue e giù bastonate e ginocchi sanguinanti, teste rotte e palle strette tra le mie mani. Quante fughe per le vie, quanto freddo, ma non avevo paura...mi rifugiavo in storie di donne e froci e scoprivo “Via Paolo Fabbri 43”; imparai a memoria l’avvelenata! Ricordo i vermi e le corde, le passeggiate a Monte Cuccio e i furti nelle ville e i funghi che marcivano nel comodino e la mortadella delle sorelle con un piede nella fossa.
Poi ricordo… si ricordo il sangue sulla strada e uno “ Ciao” azzurro senza ruote nell’ultima curva. Le cipolle negli occhi e l’uomo col bastone che inseguiva gambe senza peli. Un baffone colmo di sigarette e un prete maledetto che scopava e giù legnate e ceci per aver dissacrato un santo. Poi acqua a fiumi e le cosce della professoressa di italiano.
Poi la casacca verde e giù dai dirupi e flessioni e quante legnate e quanto ne ho date e quanti spari su cadaveri. Una valigia in pelle rossa e lei con lo sguardo basso lungo un corridoio infinito e un treno che non finiva mai… quanti treni!
Poi le mani sporche di inchiostro e un rumore sempre quello, per lunghi anni non sentì altro che un solo rumore! Poi le donne e le puttane (ma sarà la stessa cosa?). Mi imboccavano di latte e miele come fossi un bambino ma io già smaniavo per la voglia di essere grande, cadeva la neve ma io non piangevo e intanto iniziavo a scrivere.
Poi un’auto bianca e blu e un posto dove la nebbia inizia la notte e non finisce mai, dove la neve prendeva il posto del sole, dove si stava tutti allegramente e tristemente ma durò solo sei mesi e ancora treni e mare e dopo la mia città. Bella e crudele la mia città! Come una vecchia puttana si concede a tutti e non fa sconti a nessuno. E intanto continuavo a scrivere.
Auto che sfrecciano, uomini in manette, risse, omicidi, sangue e ancora sangue e un’intera ipocrisia di stato che non finisce mai e vapori di cadaveri e tragedie non ascoltate I viaggi… dopo vennero altri luoghi e viaggi in altre stanze poi vennero loro: la mia continuità!
Scenografie di giorni senza vento, di ricordi di una compagna e una moglie, ricordi di giorni dopo senza sole e fulmini, di profumi di vecchie ciminiere, di ore e minuti, di chiari mattini e di cuori disfatti, di dipartire care e bocche larghe e carnose, di cicche di sigarette e un mare osservato da una montagna, di sogni e sgomento e violenza senza fine.
Ricordo nuvole gonfie e respiri aridi e letti d’ospedale gioie che scendono giù lenti sino al cuore e bastardi dal cuore muto… e intanto continuavo a scrivere
Poi silenzi e attese e secchi d’acqua e il peso del mondo e la rabbia di un cane randagio.
mercoledì 13 marzo 2013
Note che cadono (poesia)
martedì 12 marzo 2013
Sogni Informi (riflessioni)
" sogni informi emergono senza scopo, forse i nostri pensieri, le nostre braccia o le gambe, una spada che trafigge lo specchio... forse è il sole"
lunedì 11 marzo 2013
The Dark Side of the Moon - 40' anni dall'uscita....
The Dark Side Of the Moon
a 40 anni dall'uscita
domenica 10 marzo 2013
Città Fantasma (poesia)
Chiesa di sale e mura annegate
e un profumo di sguardi trasparenti
fragili mattoni e una capra che muore
due vecchi dimenticati sul sagrato
ostaggi di una vita che
non c'è più.
e un profumo di sguardi trasparenti
fragili mattoni e una capra che muore
due vecchi dimenticati sul sagrato
ostaggi di una vita che
non c'è più.
domenica 3 marzo 2013
Respirando solo terra (poesia)
Respirando solo terra
I luoghi oscuri dell’anima
dove sono finiti
Respirando solo terra
Il bagliore accecante di un pensiero
dov’è finito
Respirando solo terra
Vacilli come un ruscello spigoloso
sferzato dalle incertezze di un mondo di luci
che non esistono
Respirando solo terra
Folleggi nei miraggi delle illusioni
ti fai scudo di un fuoco immaginato
confidi nell’amore preveduto
Respirando solo terra
Nel tuo cammino non v’è scelta
l’affanno ambizioso
nella speranza di un sonno più dolce
odi il silenzio
e obbedisci a te stessa
Respirando solo terra
e l’aquilone s’infranse
contro un picco.-
E Lei… E lui… (quadri d’autore)
E Lei… E lui… (quadri d’autore)
e ultime onde si schiumano
quasi eterne su corpi tracimati
di un sudore salino
snodati da un sole ormai in declino.
E lei… con oculatezza infantile sorride
a giochi di parole oramai mitigate
come la sua anima così
apparentemente soleggiante
ma dai suoi occhi traluce
tutto il suo fato.
E lei…ancora lei che pare
navighi leggera
come il suo soffio vitale
passeggiando ma pur stando ferma
come i pensieri che infondo
la colpiscono e la rapiscono
di luce propria.
E lui…lui ride di tutto ciò
forse perché non
capirà mai cosa gli succede intorno
Le luci vanno e vengono
come i pensieri… come le onde
che s’infrangono sui loro corpi.
E lei…, lei la più piccola
forse la più ingenua
sicuramente la più ostinata a vivere
questo tempo di passioni
come un vento caldo ma ancora nuovo.
E lui…, lui che ombreggia la sua vita
che si pone di rimedi altisonanti
per volteggiare sulle ali di una
speranza persa.
E lei…, si proprio lei con i suoi aculei
pone rimedio ad un cambiamento repentino ad un dirivieni sfavillante
d’ombre e gioie velate
di un’esultanza mascherata
di una verità nascosta.
E lui…povero lui…sempre in cerca
di un qualcosa da appagare
forse la sua stessa voglia
di vita da vivere.
Ma ecco il fiore, la colomba
che si nasconde fra le rocce sonanti
tra i mostri da docile viso ove la
voce ferma della volpe occhieggia
tra la sabbia ancora inumidita
dalla pioggia di ieri
tra le fughe e le ombre che si uniscono
e si separano mentre un passaggio
soave l’attira tra una razza arcana.
E lei…volo di una fiamma come
l’estremo orizzonte
soffrendo per un diadema
scolpito sulla maglietta
ove originario un sentimento che
ancora non si conosce.
Giunge così l’aurora su sandali d’orati
e una veste splende ancora
e fa sussultare chi ancora non potrebbe certo dare più bene ma tanta angoscia
forse è un vanto aver
sconfitto un’altra vita .
Lui…frena i suoi cavalieri
e fa arretrare i fanti
mette le navi all’ancora
sbarca su questa terra
ancora non sazio d’imprese
e cammina verso il mare
addosso ad eserciti
più potenti di lui.
Strani monili così si perdono
tra le labbra dischiuse
ove aromi d’amore invocano
un cagionare d’emozioni
i quali rotolano e rincorrono
un’immaginario collettivo
fatto di fantasmi ove danzano
fantastici travestimenti.-
e ultime onde si schiumano
quasi eterne su corpi tracimati
di un sudore salino
snodati da un sole ormai in declino.
E lei… con oculatezza infantile sorride
a giochi di parole oramai mitigate
come la sua anima così
apparentemente soleggiante
ma dai suoi occhi traluce
tutto il suo fato.
E lei…ancora lei che pare
navighi leggera
come il suo soffio vitale
passeggiando ma pur stando ferma
come i pensieri che infondo
la colpiscono e la rapiscono
di luce propria.
E lui…lui ride di tutto ciò
forse perché non
capirà mai cosa gli succede intorno
Le luci vanno e vengono
come i pensieri… come le onde
che s’infrangono sui loro corpi.
E lei…, lei la più piccola
forse la più ingenua
sicuramente la più ostinata a vivere
questo tempo di passioni
come un vento caldo ma ancora nuovo.
E lui…, lui che ombreggia la sua vita
che si pone di rimedi altisonanti
per volteggiare sulle ali di una
speranza persa.
E lei…, si proprio lei con i suoi aculei
pone rimedio ad un cambiamento repentino ad un dirivieni sfavillante
d’ombre e gioie velate
di un’esultanza mascherata
di una verità nascosta.
E lui…povero lui…sempre in cerca
di un qualcosa da appagare
forse la sua stessa voglia
di vita da vivere.
Ma ecco il fiore, la colomba
che si nasconde fra le rocce sonanti
tra i mostri da docile viso ove la
voce ferma della volpe occhieggia
tra la sabbia ancora inumidita
dalla pioggia di ieri
tra le fughe e le ombre che si uniscono
e si separano mentre un passaggio
soave l’attira tra una razza arcana.
E lei…volo di una fiamma come
l’estremo orizzonte
soffrendo per un diadema
scolpito sulla maglietta
ove originario un sentimento che
ancora non si conosce.
Giunge così l’aurora su sandali d’orati
e una veste splende ancora
e fa sussultare chi ancora non potrebbe certo dare più bene ma tanta angoscia
forse è un vanto aver
sconfitto un’altra vita .
Lui…frena i suoi cavalieri
e fa arretrare i fanti
mette le navi all’ancora
sbarca su questa terra
ancora non sazio d’imprese
e cammina verso il mare
addosso ad eserciti
più potenti di lui.
Strani monili così si perdono
tra le labbra dischiuse
ove aromi d’amore invocano
un cagionare d’emozioni
i quali rotolano e rincorrono
un’immaginario collettivo
fatto di fantasmi ove danzano
fantastici travestimenti.-
Storia di un urlo (poesia)
Storia di un urlo
E adesso non aver paura
questa notte non ti farà del male
almeno non più di quanto non te ne sia fatto da solo
smettila di piangere, guardati adesso
ti ripetevi di non cedere, ce l'avresti fatta ti dicevi.
Ed ora non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina.
è un bambino che piange la notte di natale;
non avrà salvato il mondo,
ma neanche se stesso.
Un baratro di illusioni che circonda il magico castello,
come vedi non è bastato
il verme è sempre in agguato.
Lui, la terra, si che la divora
e così ora incalzano gli spettri,
quelli più temibili.
Aride le membra, acido il vomito che rode
le tue arterie incandescenti di pura violenza
scatenala
è lei la tua gioia
perchè quell'urlo soffocato e mai vibrato
vibra ancora nella caverna
scuoti di rabbia primordiale
le pigre catapultanti cancrenose battaglie
perchè non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina
ed ora non è colpa mia
se le parole tuonano più
del silenzio che gridavi.
Il caro ragazzo è suicida
il caro ragazzo è una carogna
straccia il quaderno e ricomincia da capo.-
E adesso non aver paura
questa notte non ti farà del male
almeno non più di quanto non te ne sia fatto da solo
smettila di piangere, guardati adesso
ti ripetevi di non cedere, ce l'avresti fatta ti dicevi.
Ed ora non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina.
è un bambino che piange la notte di natale;
non avrà salvato il mondo,
ma neanche se stesso.
Un baratro di illusioni che circonda il magico castello,
come vedi non è bastato
il verme è sempre in agguato.
Lui, la terra, si che la divora
e così ora incalzano gli spettri,
quelli più temibili.
Aride le membra, acido il vomito che rode
le tue arterie incandescenti di pura violenza
scatenala
è lei la tua gioia
perchè quell'urlo soffocato e mai vibrato
vibra ancora nella caverna
scuoti di rabbia primordiale
le pigre catapultanti cancrenose battaglie
perchè non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina
ed ora non è colpa mia
se le parole tuonano più
del silenzio che gridavi.
Il caro ragazzo è suicida
il caro ragazzo è una carogna
straccia il quaderno e ricomincia da capo.-
Il rumore dell’amore (poesia)
Il rumore dell’amore
Sono stanco di sognare,
mi aggrappo al tempo
per riuscire a tenerti.
L’ombra oscura dei pensieri
aleggia sui miei occhi chiusi.
Vorrei perdermi tra le parole di una poesia
lasciata a dormire in un cassetto,
per non vivere nella banalità del mondo.
Sei qui ma non come vorrei
e i miei giorni sono un danza
tra un sorriso e una lacrima mai scesa.
Inutile è una tua carezza
se continuo a dire bugie
e a seguire un amore di speranze.
Non resta che amarezza,
pioggia che batte sopra
un tetto di solitudine.
Ci ho creduto anche questa volta,
ma la delusione resta affianco a me
e non mi resta altro
che rimanere ancora in attesa
di sapere che rumore fa l’amore.
Sono stanco di sognare,
mi aggrappo al tempo
per riuscire a tenerti.
L’ombra oscura dei pensieri
aleggia sui miei occhi chiusi.
Vorrei perdermi tra le parole di una poesia
lasciata a dormire in un cassetto,
per non vivere nella banalità del mondo.
Sei qui ma non come vorrei
e i miei giorni sono un danza
tra un sorriso e una lacrima mai scesa.
Inutile è una tua carezza
se continuo a dire bugie
e a seguire un amore di speranze.
Non resta che amarezza,
pioggia che batte sopra
un tetto di solitudine.
Ci ho creduto anche questa volta,
ma la delusione resta affianco a me
e non mi resta altro
che rimanere ancora in attesa
di sapere che rumore fa l’amore.
Fortificare (riflessioni)
Fortificare
Quando scopro di essere vivo non dipendo da nessuno per quanto
il rapporto con una donna può nobilitare un’esistenza. Ma un uomo
deve corrispondere innanzitutto al suo desiderio di comprendere
appieno il senso della propria esistenza fatto di attimi e di coscienza
e quantunque sia dura a volte trascorrere la vita priva di una altra sò,
io credo che ci siano dei momenti da noi non voluti che ci chiedano
di attraversare un lungo momento di solitudine, che non uccide, ma
che può invece fortificare.-
Sono Capace di Amare (poesia)
Sono capace di amare
anche se nessuno dovesse più amarmi
e amerò anche se i germogli coltivati
non fioriranno mai
e aspetterò come un contadino
il tempo del prossimo raccolto.
Amerò perchè per amore sono nato
e amerò la distanza, la lontananza,
l’incertezza, l’impossibile, l’irragiungibile,
l’imprendibile, l’impalpabile, la dolcezza,
l’amarezza, un ricordo lontano,
il sublime, la passionalità dell’amore,
l’amore e la sua totalità di pensiero.
E’ un gioco
è oceanica follia
è sacrificio
è invadenza totale
è recinto senza confini
è spirito fluttuante
è tanto ancora…
Sono capace di amare…
Come Proust (poesia)
Come Proust
la notte lascia il posto al giorno che nasce
ed io guardo incerto,
il rincorrersi di questo tempo perso,
come persi sono nei miei pensieri.
E affiora dentro di me prepotente un ricordo
che credevo ormai perso,
ma che in fondo perso non era ,
forse assopito aspettava solo il momento,
il suo istante ed ora solo, senza possibilità
di rinunciamenti da parte mia affiora
e resta là non posso far altro che accettarlo.-
la notte lascia il posto al giorno che nasce
ed io guardo incerto,
il rincorrersi di questo tempo perso,
come persi sono nei miei pensieri.
E affiora dentro di me prepotente un ricordo
che credevo ormai perso,
ma che in fondo perso non era ,
forse assopito aspettava solo il momento,
il suo istante ed ora solo, senza possibilità
di rinunciamenti da parte mia affiora
e resta là non posso far altro che accettarlo.-
Sarò per te ancora (poesia)
Sarò per te ancora
A mia moglie
Sarò ancora per te
la corteccia che ti avvolge
il silenzio nelle tue notti di luna
la nota stonata di una chitarra
una canzone d’amore.
Sarò per te ancora
Ia falce della luna
un ciliegio spoglio in autunno
un fiorente giardino.
Sarò ancora per te
un giorno da ricordare
un pensiero ricorrente
un qualcosa da appendere ad un muro.
Sarò ancora per te
un libro di poesie mai lette
uno sbadiglio e una risata
un pianto e una gioia
Sarò per te
un pensiero fecondo
nel nostro futuro.
A mia moglie
Sarò ancora per te
la corteccia che ti avvolge
il silenzio nelle tue notti di luna
la nota stonata di una chitarra
una canzone d’amore.
Sarò per te ancora
Ia falce della luna
un ciliegio spoglio in autunno
un fiorente giardino.
Sarò ancora per te
un giorno da ricordare
un pensiero ricorrente
un qualcosa da appendere ad un muro.
Sarò ancora per te
un libro di poesie mai lette
uno sbadiglio e una risata
un pianto e una gioia
Sarò per te
un pensiero fecondo
nel nostro futuro.
Marì (poesia)
Marì
Marì sola nel grande letto
coi capelli arruffati
il naso infreddolito
che cerca la risposta ad un calore
mai arrivato.
Mari che si bagna le ossa
e rimane ferma ad aspettare
come l’acqua del fiume
che se ne va.
Marì che si bagna di un pianto
che pochi hanno sentito
Marì che sente solo l’urlo del suo cuore.
Marì che si immerge dentro al sole
lo trafigge completamente
e in lui trova un tiepido conforto
tra le risa e gli scherni del mondo.
Marì adesso è seduta in mezzo al bosco
e si domanda cos’è la vita
e si chiede dell’essenza
affronta una salita
lì in cima alla collina
e gli uccelli spiccano il volo…
mentre un vento gli coccola i capelli.
Marì sola in un grande letto
coi capelli arruffati
il naso infreddolito
e gli occhi vispi e allegri
e un vento caldo che attraversa
il suo cuore.
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