martedì 11 giugno 2013
" Donne che ritornano "
(a Lara e Roby)
Saranno donne che ritornano
(a Lara e Roby)
Saranno donne che ritornano
animate da un passato mai
svanito
da una nuova pace e pelle
bianca
come uno sguardo
rinsavito
un sole nuovo e
stucchevole
e riconoscersi in accesi
ricordi
mai svaniti...
Saranno donne che si
asciugano
all’ombra di un amore
perduto
quando un mare era più
chiaro
a coprirsi di tenerezze
e riprendere onde all’alba
dove l’anima disegna
nuovi colori
Saranno donne con le
stelle
dove il caldo è più
avvolgente
come il fragore di una
frase stregante
con radici ancora vive
e una tristezza mai
sopita
un ricordo di mare che
pulisce gli occhi
E tu che di uragani d’investi
ciocche di capelli blu
un ansia addosso e un
cuore rosa
e tu come fragole d’agosto
e l’allegria come una
madre che ritorna
Saranno donne che ritornano
come sirene
e voglia di aggrapparsi alle ali
di un aereo che va via
come polveri in cristalli
di un domani che arriverà
come donne incantate
da una calda luna del sud.
come sirene
e voglia di aggrapparsi alle ali
di un aereo che va via
come polveri in cristalli
di un domani che arriverà
come donne incantate
da una calda luna del sud.
martedì 21 maggio 2013
domenica 5 maggio 2013
venerdì 3 maggio 2013
SE IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO… (A Mo’DI BIOGRAFIA)
SE IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO… (A Mo’DI BIOGRAFIA)
Ma se io avessi previsto tutto questo…una bici blu calzoni corti e un vicolo quello di Marotta (o Ragusi tanto fa lo stesso) ed io che sferzavo e derapavo scansando improvvisi bidoni d'acqua e cosce aperte: " puttanaaaa quanto pigghi??! " era il mio urlo di battaglia all'alba della mia adolescenza.
Era estate quando venni al mondo, quando decisi di rompere i coglioni e mi dissero che la morte e una pistola erano lì vicine, ma poi decisi di rovinare la giornata a tutti e iniziai a camminare con le mie gambe.
Ma se io avessi previsto tutto questo…un'Italia in bianco e nero e un televisore sempre rotto. Le prime corse su un vespino "montato 90" e i primi pruriti... e non capivo perchè mi piaceva toccarle “le minne” ma lei stava sempre appoggiata al muricciolo della mia vita.
La scuola non era il mio forte (ma poi rimediai alla grande!), catene nei polsi e una dissacrante incuria su tutto: “ venga accompagnato dai genitori!”. La mia scuola era fare solchi di terra tra i muri ancora non imbrattati dal progresso e coltivare piantine anomale nel giardino dello “schinio quotidiano”.
Ma se io avessi previsto tutto questo… mparai a memoria “l’Avvelenata”. La recitavo come il rosario di ogni giovedi pomeriggio. Ricordo i vermi e le corde di paglia, le passeggiate a Monte Cuccio e i furti nelle ville abbandonate e funghi che marcivano dentro i comodini e l’odore della mortadella tagliata fine dalle sorelle già con un piede nella fossa.
Ma se io avessi previsto tutto questo… e il sangue sulla strada e uno “ Ciao” azzurro senza ruote nell’ultima curva. Le cipolle negli occhi e l’uomo col bastone che inseguiva gambe senza peli. Un baffone colmo di sigarette e un prete maledetto che scopava e giù legnate e ceci per aver dissacrato un santo. Poi acqua a fiumi e le cosce della professoressa di italiano.
Una casacca verde e giù dai dirupi e flessioni e quante bastonate e quanto ne ho date e quanti spari su cadaveri. Una valigia in pelle rossa e lei con lo sguardo basso lungo un corridoio infinito e un treno che non finiva mai… quanti treni ho preso!
Ma se io avessi previsto tutto questo… mani sporche di inchiostro e un rumore sempre quello, per lunghi anni non sentì altro che un solo rumore! Poi le donne e le puttane (ma sarà la stessa cosa?) m’ imboccavano di latte e miele come fossi un bambino ma io già smaniavo per la voglia di essere grande, cadeva la neve ma io non la vedevo e intanto iniziavo a scrivere.
Ma se io avessi previsto tutto questo… un’auto bianca e blu e un posto dove la nebbia inizia la notte e non finisce mai, dove la neve prendeva il posto del sole, dove si stava tutti allegramente e tristemente ma durò solo sei mesi e ancora treni e mare e dopo la mia città: un’arancia bella e crudele la mia città! Come una vecchia puttana si concede a tutti e non fa sconti a nessuno. E intanto continuavo a scrivere e ripassavo "l'Avvelenata".
Ma se io avessi previsto tutto questo… auto che sfrecciano, uomini in manette, risse, omicidi, suicidi, sangue e ancora sangue e misteri e un’intera ipocrisia di stato che non finisce mai e vapori di cadaveri e tragedie non ascoltate.
Un'altare come un podio dopo aver fatto trenta scalini e la morte che bussava sulla spalla e mi toglieva l'ultimo respiro ancestrale. Quante corse per un primo vagito, quante notti e giorni pieni di luce quante notti insonne e mi addormentavo con "l'Avvelenata".
Ma se io avessi previsto tutto questo… i viaggi… dopo vennero altri luoghi in altre stanze poi vennero loro: la mia continuità!
Scenografie di giorni senza vento, di ricordi di una compagna e una moglie, ricordi di giorni dopo senza sole e fulmini, di profumi di vecchie ciminiere, di ore e minuti, di chiari mattini e di cuori disfatti, di dipartire care e bocche larghe e carnose, di cicche di sigarette e un maretra gli scogli osservato da una montagna, di sogni e sgomento e violenza senza fine.
Ma se io avessi previsto tutto questo… nuvole gonfie e respiri aridi e letti d’ospedale gioie che scendono giù lenti sino al cuore e bastardi dal cuore muto… e intanto continuavo a scriveree ripassare l’avvelenata.
Poi silenzi e attese e secchi d’acqua e il peso del mondo e la rabbia di un cane randagio. Le notti cullate da una mare che ha visto scappare i propri figli, le radici di un tempo e silenzi odorosi di arabo. Quante lacrime e urla la mia Palermo! Ma mi addormentavo ascoltando “via Paolo Fabbri 43”.
Ma se io avessi previsto tutto questo… ombre di donne che ritornano come spari nella mente e fiumi di alcool alla fine della sera e un buio che non finisce mai. Le statue la notte hanno il loro linguaggio e io aspettavo la mezzanotte per dialogare sotto una luce fioca di un vecchio lampione del centro storico e una padre che non c’è stato e ritorna sempre.
Ma se io avessi previsto tutto questo… soldati seduti agli angoli di una città invasa di insetti, un vociare di bambini scuri con occhi azzurri e un bruciante istinto di fuga e giù urla dalle cattedrali e le illusioni di una bambina che voleva arrivare e aveva già deciso di ripartire.
Ma se io avessi previsto tutto questo… non dimentico la radio che suonava all’interno di una panda rossa e una musica muta e i cocci di una vita in un lavandino sporco e gli ori da dare a chissà chi per un po’ d’affetto. Questa terra che si nutre di se stessa e io che vagavo tra la nebbia e un cuore a brandelli attraverso i fremiti di un mondo che non c’è.
Ma se io avessi previsto tutto questo…
domenica 21 aprile 2013
"Palermo Madre " Official Trailer
scritto e diretto da Francesco Lonatro
(in lavorazione)
sabato 13 aprile 2013
Dogs - Pink Floyd
venerdì 22 marzo 2013
Impronte (poesia)
martedì 19 marzo 2013
Georges Delerue
Ha lavorato per i più grandi registi francesi, in particolare quelli appartenenti alla Nouvelle Vague, instaurando un vero sodalizio conFrançois Truffaut,
Grandissimo autore.Uno dei miei preferiti
sabato 16 marzo 2013
L'Avvelenata
L'Avvelenata ( a mò di biografia)
Una bici blu, calzoni corti e un vicolo, quello di Marotta (o Ragusi) ed io che sferzavo scansando bidoni d'acqua e cosce aperte: " puttanaaaa quanto pigghi??! " era il mio urlo di battaglia all'alba della mia adolescenza. Ma era anche estate quando venni al mondo e mi dissero che la morte e una pistola erano vicine, ma poi decisi di rovinare la giornata e iniziai a camminare.
Un'Italia in bianco e nero e un televisore sempre rotto. Le prime corse su un vespino "montato 90" e i primi pruriti... e non capivo perchè mi piaceva toccarle il seno. La scuola non era il mio forte (poi rimediai), catene nei polsi e una dissacrante incuria su tutto: “ venga accompagnato dai genitori!”.
Poi tre anni in mezzo a uomini vestiti di nero ma col cuore rosso sangue e giù bastonate e ginocchi sanguinanti, teste rotte e palle strette tra le mie mani. Quante fughe per le vie, quanto freddo, ma non avevo paura...mi rifugiavo in storie di donne e froci e scoprivo “Via Paolo Fabbri 43”; imparai a memoria l’avvelenata! Ricordo i vermi e le corde, le passeggiate a Monte Cuccio e i furti nelle ville e i funghi che marcivano nel comodino e la mortadella delle sorelle con un piede nella fossa.
Poi ricordo… si ricordo il sangue sulla strada e uno “ Ciao” azzurro senza ruote nell’ultima curva. Le cipolle negli occhi e l’uomo col bastone che inseguiva gambe senza peli. Un baffone colmo di sigarette e un prete maledetto che scopava e giù legnate e ceci per aver dissacrato un santo. Poi acqua a fiumi e le cosce della professoressa di italiano.
Poi la casacca verde e giù dai dirupi e flessioni e quante legnate e quanto ne ho date e quanti spari su cadaveri. Una valigia in pelle rossa e lei con lo sguardo basso lungo un corridoio infinito e un treno che non finiva mai… quanti treni!
Poi le mani sporche di inchiostro e un rumore sempre quello, per lunghi anni non sentì altro che un solo rumore! Poi le donne e le puttane (ma sarà la stessa cosa?). Mi imboccavano di latte e miele come fossi un bambino ma io già smaniavo per la voglia di essere grande, cadeva la neve ma io non piangevo e intanto iniziavo a scrivere.
Poi un’auto bianca e blu e un posto dove la nebbia inizia la notte e non finisce mai, dove la neve prendeva il posto del sole, dove si stava tutti allegramente e tristemente ma durò solo sei mesi e ancora treni e mare e dopo la mia città. Bella e crudele la mia città! Come una vecchia puttana si concede a tutti e non fa sconti a nessuno. E intanto continuavo a scrivere.
Auto che sfrecciano, uomini in manette, risse, omicidi, sangue e ancora sangue e un’intera ipocrisia di stato che non finisce mai e vapori di cadaveri e tragedie non ascoltate I viaggi… dopo vennero altri luoghi e viaggi in altre stanze poi vennero loro: la mia continuità!
Scenografie di giorni senza vento, di ricordi di una compagna e una moglie, ricordi di giorni dopo senza sole e fulmini, di profumi di vecchie ciminiere, di ore e minuti, di chiari mattini e di cuori disfatti, di dipartire care e bocche larghe e carnose, di cicche di sigarette e un mare osservato da una montagna, di sogni e sgomento e violenza senza fine.
Ricordo nuvole gonfie e respiri aridi e letti d’ospedale gioie che scendono giù lenti sino al cuore e bastardi dal cuore muto… e intanto continuavo a scrivere
Poi silenzi e attese e secchi d’acqua e il peso del mondo e la rabbia di un cane randagio.
mercoledì 13 marzo 2013
Note che cadono (poesia)
martedì 12 marzo 2013
Sogni Informi (riflessioni)
" sogni informi emergono senza scopo, forse i nostri pensieri, le nostre braccia o le gambe, una spada che trafigge lo specchio... forse è il sole"
lunedì 11 marzo 2013
The Dark Side of the Moon - 40' anni dall'uscita....
The Dark Side Of the Moon
a 40 anni dall'uscita
domenica 10 marzo 2013
Città Fantasma (poesia)
Chiesa di sale e mura annegate
e un profumo di sguardi trasparenti
fragili mattoni e una capra che muore
due vecchi dimenticati sul sagrato
ostaggi di una vita che
non c'è più.
e un profumo di sguardi trasparenti
fragili mattoni e una capra che muore
due vecchi dimenticati sul sagrato
ostaggi di una vita che
non c'è più.
domenica 3 marzo 2013
Respirando solo terra (poesia)
Respirando solo terra
I luoghi oscuri dell’anima
dove sono finiti
Respirando solo terra
Il bagliore accecante di un pensiero
dov’è finito
Respirando solo terra
Vacilli come un ruscello spigoloso
sferzato dalle incertezze di un mondo di luci
che non esistono
Respirando solo terra
Folleggi nei miraggi delle illusioni
ti fai scudo di un fuoco immaginato
confidi nell’amore preveduto
Respirando solo terra
Nel tuo cammino non v’è scelta
l’affanno ambizioso
nella speranza di un sonno più dolce
odi il silenzio
e obbedisci a te stessa
Respirando solo terra
e l’aquilone s’infranse
contro un picco.-
E Lei… E lui… (quadri d’autore)
E Lei… E lui… (quadri d’autore)
e ultime onde si schiumano
quasi eterne su corpi tracimati
di un sudore salino
snodati da un sole ormai in declino.
E lei… con oculatezza infantile sorride
a giochi di parole oramai mitigate
come la sua anima così
apparentemente soleggiante
ma dai suoi occhi traluce
tutto il suo fato.
E lei…ancora lei che pare
navighi leggera
come il suo soffio vitale
passeggiando ma pur stando ferma
come i pensieri che infondo
la colpiscono e la rapiscono
di luce propria.
E lui…lui ride di tutto ciò
forse perché non
capirà mai cosa gli succede intorno
Le luci vanno e vengono
come i pensieri… come le onde
che s’infrangono sui loro corpi.
E lei…, lei la più piccola
forse la più ingenua
sicuramente la più ostinata a vivere
questo tempo di passioni
come un vento caldo ma ancora nuovo.
E lui…, lui che ombreggia la sua vita
che si pone di rimedi altisonanti
per volteggiare sulle ali di una
speranza persa.
E lei…, si proprio lei con i suoi aculei
pone rimedio ad un cambiamento repentino ad un dirivieni sfavillante
d’ombre e gioie velate
di un’esultanza mascherata
di una verità nascosta.
E lui…povero lui…sempre in cerca
di un qualcosa da appagare
forse la sua stessa voglia
di vita da vivere.
Ma ecco il fiore, la colomba
che si nasconde fra le rocce sonanti
tra i mostri da docile viso ove la
voce ferma della volpe occhieggia
tra la sabbia ancora inumidita
dalla pioggia di ieri
tra le fughe e le ombre che si uniscono
e si separano mentre un passaggio
soave l’attira tra una razza arcana.
E lei…volo di una fiamma come
l’estremo orizzonte
soffrendo per un diadema
scolpito sulla maglietta
ove originario un sentimento che
ancora non si conosce.
Giunge così l’aurora su sandali d’orati
e una veste splende ancora
e fa sussultare chi ancora non potrebbe certo dare più bene ma tanta angoscia
forse è un vanto aver
sconfitto un’altra vita .
Lui…frena i suoi cavalieri
e fa arretrare i fanti
mette le navi all’ancora
sbarca su questa terra
ancora non sazio d’imprese
e cammina verso il mare
addosso ad eserciti
più potenti di lui.
Strani monili così si perdono
tra le labbra dischiuse
ove aromi d’amore invocano
un cagionare d’emozioni
i quali rotolano e rincorrono
un’immaginario collettivo
fatto di fantasmi ove danzano
fantastici travestimenti.-
e ultime onde si schiumano
quasi eterne su corpi tracimati
di un sudore salino
snodati da un sole ormai in declino.
E lei… con oculatezza infantile sorride
a giochi di parole oramai mitigate
come la sua anima così
apparentemente soleggiante
ma dai suoi occhi traluce
tutto il suo fato.
E lei…ancora lei che pare
navighi leggera
come il suo soffio vitale
passeggiando ma pur stando ferma
come i pensieri che infondo
la colpiscono e la rapiscono
di luce propria.
E lui…lui ride di tutto ciò
forse perché non
capirà mai cosa gli succede intorno
Le luci vanno e vengono
come i pensieri… come le onde
che s’infrangono sui loro corpi.
E lei…, lei la più piccola
forse la più ingenua
sicuramente la più ostinata a vivere
questo tempo di passioni
come un vento caldo ma ancora nuovo.
E lui…, lui che ombreggia la sua vita
che si pone di rimedi altisonanti
per volteggiare sulle ali di una
speranza persa.
E lei…, si proprio lei con i suoi aculei
pone rimedio ad un cambiamento repentino ad un dirivieni sfavillante
d’ombre e gioie velate
di un’esultanza mascherata
di una verità nascosta.
E lui…povero lui…sempre in cerca
di un qualcosa da appagare
forse la sua stessa voglia
di vita da vivere.
Ma ecco il fiore, la colomba
che si nasconde fra le rocce sonanti
tra i mostri da docile viso ove la
voce ferma della volpe occhieggia
tra la sabbia ancora inumidita
dalla pioggia di ieri
tra le fughe e le ombre che si uniscono
e si separano mentre un passaggio
soave l’attira tra una razza arcana.
E lei…volo di una fiamma come
l’estremo orizzonte
soffrendo per un diadema
scolpito sulla maglietta
ove originario un sentimento che
ancora non si conosce.
Giunge così l’aurora su sandali d’orati
e una veste splende ancora
e fa sussultare chi ancora non potrebbe certo dare più bene ma tanta angoscia
forse è un vanto aver
sconfitto un’altra vita .
Lui…frena i suoi cavalieri
e fa arretrare i fanti
mette le navi all’ancora
sbarca su questa terra
ancora non sazio d’imprese
e cammina verso il mare
addosso ad eserciti
più potenti di lui.
Strani monili così si perdono
tra le labbra dischiuse
ove aromi d’amore invocano
un cagionare d’emozioni
i quali rotolano e rincorrono
un’immaginario collettivo
fatto di fantasmi ove danzano
fantastici travestimenti.-
Storia di un urlo (poesia)
Storia di un urlo
E adesso non aver paura
questa notte non ti farà del male
almeno non più di quanto non te ne sia fatto da solo
smettila di piangere, guardati adesso
ti ripetevi di non cedere, ce l'avresti fatta ti dicevi.
Ed ora non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina.
è un bambino che piange la notte di natale;
non avrà salvato il mondo,
ma neanche se stesso.
Un baratro di illusioni che circonda il magico castello,
come vedi non è bastato
il verme è sempre in agguato.
Lui, la terra, si che la divora
e così ora incalzano gli spettri,
quelli più temibili.
Aride le membra, acido il vomito che rode
le tue arterie incandescenti di pura violenza
scatenala
è lei la tua gioia
perchè quell'urlo soffocato e mai vibrato
vibra ancora nella caverna
scuoti di rabbia primordiale
le pigre catapultanti cancrenose battaglie
perchè non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina
ed ora non è colpa mia
se le parole tuonano più
del silenzio che gridavi.
Il caro ragazzo è suicida
il caro ragazzo è una carogna
straccia il quaderno e ricomincia da capo.-
E adesso non aver paura
questa notte non ti farà del male
almeno non più di quanto non te ne sia fatto da solo
smettila di piangere, guardati adesso
ti ripetevi di non cedere, ce l'avresti fatta ti dicevi.
Ed ora non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina.
è un bambino che piange la notte di natale;
non avrà salvato il mondo,
ma neanche se stesso.
Un baratro di illusioni che circonda il magico castello,
come vedi non è bastato
il verme è sempre in agguato.
Lui, la terra, si che la divora
e così ora incalzano gli spettri,
quelli più temibili.
Aride le membra, acido il vomito che rode
le tue arterie incandescenti di pura violenza
scatenala
è lei la tua gioia
perchè quell'urlo soffocato e mai vibrato
vibra ancora nella caverna
scuoti di rabbia primordiale
le pigre catapultanti cancrenose battaglie
perchè non è colpa mia
se la tua anima scorticata sanguina
ed ora non è colpa mia
se le parole tuonano più
del silenzio che gridavi.
Il caro ragazzo è suicida
il caro ragazzo è una carogna
straccia il quaderno e ricomincia da capo.-
Il rumore dell’amore (poesia)
Il rumore dell’amore
Sono stanco di sognare,
mi aggrappo al tempo
per riuscire a tenerti.
L’ombra oscura dei pensieri
aleggia sui miei occhi chiusi.
Vorrei perdermi tra le parole di una poesia
lasciata a dormire in un cassetto,
per non vivere nella banalità del mondo.
Sei qui ma non come vorrei
e i miei giorni sono un danza
tra un sorriso e una lacrima mai scesa.
Inutile è una tua carezza
se continuo a dire bugie
e a seguire un amore di speranze.
Non resta che amarezza,
pioggia che batte sopra
un tetto di solitudine.
Ci ho creduto anche questa volta,
ma la delusione resta affianco a me
e non mi resta altro
che rimanere ancora in attesa
di sapere che rumore fa l’amore.
Sono stanco di sognare,
mi aggrappo al tempo
per riuscire a tenerti.
L’ombra oscura dei pensieri
aleggia sui miei occhi chiusi.
Vorrei perdermi tra le parole di una poesia
lasciata a dormire in un cassetto,
per non vivere nella banalità del mondo.
Sei qui ma non come vorrei
e i miei giorni sono un danza
tra un sorriso e una lacrima mai scesa.
Inutile è una tua carezza
se continuo a dire bugie
e a seguire un amore di speranze.
Non resta che amarezza,
pioggia che batte sopra
un tetto di solitudine.
Ci ho creduto anche questa volta,
ma la delusione resta affianco a me
e non mi resta altro
che rimanere ancora in attesa
di sapere che rumore fa l’amore.
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