SE IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO… (A Mo’DI BIOGRAFIA)
SE IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO… (A Mo’DI BIOGRAFIA)
Ma se io avessi previsto tutto questo…una bici blu calzoni corti e un vicolo quello di Marotta (o Ragusi tanto fa lo stesso) ed io che sferzavo e derapavo scansando improvvisi bidoni d'acqua e cosce aperte: " puttanaaaa quanto pigghi??! " era il mio urlo di battaglia all'alba della mia adolescenza.
Era estate quando venni al mondo, quando decisi di rompere i coglioni e mi dissero che la morte e una pistola erano lì vicine, ma poi decisi di rovinare la giornata a tutti e iniziai a camminare con le mie gambe.
Ma se io avessi previsto tutto questo…un'Italia in bianco e nero e un televisore sempre rotto. Le prime corse su un vespino "montato 90" e i primi pruriti... e non capivo perchè mi piaceva toccarle “le minne” ma lei stava sempre appoggiata al muricciolo della mia vita.
La scuola non era il mio forte (ma poi rimediai alla grande!), catene nei polsi e una dissacrante incuria su tutto: “ venga accompagnato dai genitori!”. La mia scuola era fare solchi di terra tra i muri ancora non imbrattati dal progresso e coltivare piantine anomale nel giardino dello “schinio quotidiano”.
Ma se io avessi previsto tutto questo… mparai a memoria “l’Avvelenata”. La recitavo come il rosario di ogni giovedi pomeriggio. Ricordo i vermi e le corde di paglia, le passeggiate a Monte Cuccio e i furti nelle ville abbandonate e funghi che marcivano dentro i comodini e l’odore della mortadella tagliata fine dalle sorelle già con un piede nella fossa.
Ma se io avessi previsto tutto questo… e il sangue sulla strada e uno “ Ciao” azzurro senza ruote nell’ultima curva. Le cipolle negli occhi e l’uomo col bastone che inseguiva gambe senza peli. Un baffone colmo di sigarette e un prete maledetto che scopava e giù legnate e ceci per aver dissacrato un santo. Poi acqua a fiumi e le cosce della professoressa di italiano.
Una casacca verde e giù dai dirupi e flessioni e quante bastonate e quanto ne ho date e quanti spari su cadaveri. Una valigia in pelle rossa e lei con lo sguardo basso lungo un corridoio infinito e un treno che non finiva mai… quanti treni ho preso!
Ma se io avessi previsto tutto questo… mani sporche di inchiostro e un rumore sempre quello, per lunghi anni non sentì altro che un solo rumore! Poi le donne e le puttane (ma sarà la stessa cosa?) m’ imboccavano di latte e miele come fossi un bambino ma io già smaniavo per la voglia di essere grande, cadeva la neve ma io non la vedevo e intanto iniziavo a scrivere.
Ma se io avessi previsto tutto questo… un’auto bianca e blu e un posto dove la nebbia inizia la notte e non finisce mai, dove la neve prendeva il posto del sole, dove si stava tutti allegramente e tristemente ma durò solo sei mesi e ancora treni e mare e dopo la mia città: un’arancia bella e crudele la mia città! Come una vecchia puttana si concede a tutti e non fa sconti a nessuno. E intanto continuavo a scrivere e ripassavo "l'Avvelenata".
Ma se io avessi previsto tutto questo… auto che sfrecciano, uomini in manette, risse, omicidi, suicidi, sangue e ancora sangue e misteri e un’intera ipocrisia di stato che non finisce mai e vapori di cadaveri e tragedie non ascoltate.
Un'altare come un podio dopo aver fatto trenta scalini e la morte che bussava sulla spalla e mi toglieva l'ultimo respiro ancestrale. Quante corse per un primo vagito, quante notti e giorni pieni di luce quante notti insonne e mi addormentavo con "l'Avvelenata".
Ma se io avessi previsto tutto questo… i viaggi… dopo vennero altri luoghi in altre stanze poi vennero loro: la mia continuità!
Scenografie di giorni senza vento, di ricordi di una compagna e una moglie, ricordi di giorni dopo senza sole e fulmini, di profumi di vecchie ciminiere, di ore e minuti, di chiari mattini e di cuori disfatti, di dipartire care e bocche larghe e carnose, di cicche di sigarette e un maretra gli scogli osservato da una montagna, di sogni e sgomento e violenza senza fine.
Ma se io avessi previsto tutto questo… nuvole gonfie e respiri aridi e letti d’ospedale gioie che scendono giù lenti sino al cuore e bastardi dal cuore muto… e intanto continuavo a scriveree ripassare l’avvelenata.
Poi silenzi e attese e secchi d’acqua e il peso del mondo e la rabbia di un cane randagio. Le notti cullate da una mare che ha visto scappare i propri figli, le radici di un tempo e silenzi odorosi di arabo. Quante lacrime e urla la mia Palermo! Ma mi addormentavo ascoltando “via Paolo Fabbri 43”.
Ma se io avessi previsto tutto questo… ombre di donne che ritornano come spari nella mente e fiumi di alcool alla fine della sera e un buio che non finisce mai. Le statue la notte hanno il loro linguaggio e io aspettavo la mezzanotte per dialogare sotto una luce fioca di un vecchio lampione del centro storico e una padre che non c’è stato e ritorna sempre.
Ma se io avessi previsto tutto questo… soldati seduti agli angoli di una città invasa di insetti, un vociare di bambini scuri con occhi azzurri e un bruciante istinto di fuga e giù urla dalle cattedrali e le illusioni di una bambina che voleva arrivare e aveva già deciso di ripartire.
Ma se io avessi previsto tutto questo… non dimentico la radio che suonava all’interno di una panda rossa e una musica muta e i cocci di una vita in un lavandino sporco e gli ori da dare a chissà chi per un po’ d’affetto. Questa terra che si nutre di se stessa e io che vagavo tra la nebbia e un cuore a brandelli attraverso i fremiti di un mondo che non c’è.
Ma se io avessi previsto tutto questo…